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podcast

Le Figlie della Repubblica - Stagione 2

#Episodio 5

Marina Fanfani racconta il padre Amintore

SINOSSI

“Amintore Fanfani è diventato Amintore Fanfani anche grazie a sua madre”, dice la figlia Marina nella puntata che chiude la seconda stagione di “Le Figlie della Repubblica”. Giovane professore della Cattolica di padre Agostino Gemelli, entra in politica su invito di De Gasperi che ne intuisce il potenziale. Marina ricorda divertita un aneddoto curioso del primo incontro tra il padre Amintore e De Gasperi.


BIOGRAFIA

Amintore Fanfani (Pieve Santo Stefano, 6 febbraio 1908 – Roma, 20 novembre 1999) – uomo politico, più volte segretario della Democrazia cristiana e ministro, presidente del Consiglio dei ministri e presidente del Senato.

Nato nel 1908 nella provincia aretina, Fanfani crebbe in un contesto familiare piccolo borghese, di fede cattolica e di ideali affini al Partito popolare italiano (Ppi), di cui il padre Giuseppe era esponente locale. Membro dell’Azione cattolica sin dagli studi liceali e, in seguito, della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci), si iscrisse all’Università cattolica del sacro cuore, a Milano, dove si laureò in Scienze economiche e sociali nel 1930, avviandosi verso un brillante percorso accademico ed intellettuale.

Chiamato alle armi dopo l’armistizio, fu costretto a lasciare l’Italia, rifugiandosi in Svizzera dal settembre 1943 al luglio 1945. Fu in questo contesto che Fanfani maturò definitivamente il distacco dal fascismo e l’avvicinamento alla Democrazia cristiana, sollecitato da Giuseppe Dossetti. I contatti e le collaborazioni con la Dc si intensificano progressivamente e Fanfani entrò così a far parte degli organi direttivi del partito.

Nel giugno 1946 fu eletto all’Assemblea costituente, dove ricoprì un ruolo di notevole peso: al suo contributo, insieme a quello di Dossetti, Moro e Togliatti, si attribuisce l’elaborazione del primo articolo della Costituzione, nel suo concetto di “Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Dapprima esponente della corrente dossettiana, Fanfani si avvicinò poi nei primi anni Cinquanta ad Alcide De Gasperi. Frattanto, erano iniziate le prime esperienze ministeriali nei governi De Gasperi e Pella, come titolare dei dicasteri del Lavoro, dell’Agricoltura e, infine, dell’Interno.

Con la fine del centrismo degasperiano, Fanfani era ormai ritenuto l’esponente più autorevole ad assumere la guida del partito. Nel 1954 fu eletto segretario nazionale, carica che mantenne fino al gennaio 1959. Erano quelli anni di intenso sviluppo economico e di profonde trasformazioni sociali, gli anni del “boom economico”, durante i quali si pose assieme a Moro come interlocutore del Psi di Pietro Nenni, preparando la stagione del centro-sinistra.

Tra il 1958 e il 1963 fu per tre volte presidente del Consiglio dei ministri, salvo due brevi interruzioni dovute ai governi Segni e Tambroni. Il suo quarto governo, varato nel 1962, godette dell’appoggio esterno dei socialisti, dando vita alla fase di più intense riforme del centro-sinistra, culminate con la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la riforma della scuola media.

Lasciata la presidenza del Consiglio a Moro, Fanfani si qualificò sul versante della politica internazionale divenendo ministro degli Esteri e, nel 1965, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: ad oggi, l’unico italiano ad aver ricoperto questa carica.

Le mobilitazioni collettive e l’emergere della conflittualità sociale nel paese lo spinsero si posizioni più moderate. Tornato alla segreteria della Dc nel 1973, assunse attitudini più conservatrici, che trovarono emblematica espressione nella posizione antidivorzista in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio, il cui esito segnò la sua grave sconfitta. Scosso dal rapimento di Moro, si mostrò disponibile alla trattativa, senza, tuttavia, scontrarsi con il cosiddetto “fronte della fermezza”.

La sua carriera politica si concluse con due elezioni alla Presidenza del Senato e con la guida di due brevi governi di transizione, che corrisposero al suo quinto e sesto mandato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ancora ministro con Goria e De Mita, Fanfani assistette all’inizio degli anni Novanta alla crisi finale della Dc, che sancì assieme all’epilogo della Prima Repubblica anche la fine del suo percorso politico.


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