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podcast

Le Figlie della Repubblica - Stagione 3

#Episodio 1

Emanuela Guizzon racconta la zia Tina Anselmi

SINOSSI

Il Veneto bianco, ispirato dalla solidarietà e dalla religiosità cattolica, l’impegno nei palazzi romani per l’emancipazione sociale e politica dei lavoratori e delle donne e il servizio per la difesa della tenuta democratica delle istituzioni fanno da sfondo alla storia di Tina Anselmi, prima donna a ricoprire un incarico ministeriale nella storia dell’Italia unita.

Questo podcast ci racconta, attraverso l’accorato ricordo della nipote Emanuela Guizzon, il percorso politico della zia, le cui stelle polari sono il ruolo guida del partito e il magistero della Chiesa.

Si ringraziano la Rai Direzione Teche e Radio Radicale per aver gentilmente autorizzato il materiale audio storico inserito nell’episodio.


BIOGRAFIA

Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927 – 1º novembre 2016) è stata una politica e partigiana italiana, prima donna a ricoprire la carica di ministro della Repubblica.

Primogenita di quattro figli, poté seguire un percorso di studi piuttosto regolare, avvicinandosi alla Gioventù femminile di Azione cattolica. Centrali nella sua formazione furono l’esperienza della guerra e il contatto con la miseria, la violenza e la morte. Il cattolicesimo popolare e il solidarismo che la ispiravano si convertirono così in una vera e propria opposizione all’occupazione nazifascista. Aderì alla Resistenza con il nome di battaglia di Gabriella, in onore dell’arcangelo Gabriele, e nel 1944 si iscrisse alla Democrazia cristiana. 

Negli anni tra la Liberazione e il secondo dopoguerra, l’attività politica della Anselmi si svolse sul triplice fronte della Gioventù femminile, della Dc e del sindacalismo cristiano. Iscrittasi alla Facoltà di Lettere dell’Università cattolica del Sacro Cuore a Milano, si laureò e divenne insegnante. Contestualmente, esercitò l’attività sindacale all’interno della Cgil unitaria, basata cioè sulla collaborazione tra le correnti socialcomuniste e quelle cattoliche, nella Federazione dei tessili. Nel 1946-47 prese parte ai primi congressi nazionali della Dc, a Roma e a Napoli, da posizioni favorevoli alla Repubblica e vicine alla sinistra interna di Dossetti. Conobbe Franca Falcucci, con la quale strinse un forte rapporto di amicizia e collaborazione coronato dalla nomina di entrambe ai vertici del Movimento femminile (Mf) della Dc. Alla fine degli anni Cinquanta, assecondò il giudizio negativo del MF sulla segreteria politica di Amintore Fanfani e favorì l’elezione di Aldo Moro come nuovo segretario nazionale. 

L’impegno femminista della Anselmi era legato al ruolo emancipatorio del partito e al magistero di Pio XII, che nel 1945-47 aveva promosso la partecipazione politica delle donne come maternità allargata alla società, auspicando che essa fosse destinata principalmente alle donne nubili. Non a caso molte delle democristiane ai vertici del Mf erano nubili, a cominciare dalla stessa Anselmi.

Gli anni Sessanta furono cruciali per la maturazione politica della Anselmi. Nel 1968 fu eletta alla Camera, dove fu confermata fino al 1987. Fin dai primi anni del mandato parlamentare, ebbe modo di intervenire con numerosi progetti di legge per ampliare i diritti delle donne, la tutela delle madri lavoratrici e del lavoro femminile a domicilio, sancire l’illegittimità della discriminazione delle donne sul lavoro. Questo intenso impegno parlamentare le aprirono le porte di un gran numero di incarichi parlamentari e governativi.

L’adesione alla linea di Moro e alla formula morotea dei governi di “solidarietà nazionale” le consentirono la nomina a ministra del Lavoro, prima donna a ricoprire un incarico ministeriale nella storia d’Italia, e poi di ministra della Sanità. Quando, ai primi anni Ottanta, scoppiò lo scandalo della loggia massonica P2 di Licio Gelli, una potente forza occulta in grado di condizionare il sistema economico e politico italiano in senso reazionario e anticostituzionale, nell’ottobre 1981 la Anselmi fu chiamata a presiedere la commissione d’inchiesta. Questo incarico avrebbe segnato profondamente la sua esperienza politica.

Nel 1989 svolse il suo ultimo incarico come presidente della Commissione nazionale per la parità tra uomo e donna della Presidenza del consiglio; tuttavia, il suo impegno nella sfera pubblica non si esaurì fino all’ultimo, si impegnò molto a partire dalle accuse di violenza da parte di soldati italiani in Somalia alle conseguenze delle leggi razziali per la comunità ebraica italiana alla memoria della Resistenza.

Morì a Castelfranco Veneto il 1° novembre 2016.


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