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podcast

Le Figlie della Repubblica - Stagione 1

#Episodio 3

Flavia Piccoli racconta il padre Flaminio

SINOSSI

Uomo di partito, Piccoli ha legato il suo nome alla Democrazia cristiana e alle profonde radici del cattolicesimo tridentino. Questo podcast ci racconta, attraverso il ricordo della figlia Flavia, il percorso politico del padre, segnato dal confronto con le grandi traiettorie disegnate da Fanfani e, soprattutto, da Moro. La rievocazione si sofferma sui momenti più pregnanti della vicenda di Piccoli, per ben due volte alla guida del partito, fino al tragico assassinio di Moro. 


BIOGRAFIA

Piccoli, Flaminio (Kirchbichl, 28 dicembre 1915 – Roma, 11 aprile 2000) – Uomo politico italiano. Formatosi politicamente nell’associazioni studentesca “Juventus” e nell’Associazione degli Universitari Cattolici Trentini (Auct), fu mandato al fronte nel secondo conflitto mondiale; fuggito dalla prigionia in un convoglio tedesco, partecipò attivamente alla Resistenza e guerra di liberazione, tra le fila della Democrazia cristiana. Affiancò da sempre la carriera politica a quella giornalistica.

Scelto nel 1945 come direttore de “Il Popolo trentino” (ribattezzato “L’Adige” nel 1951), guidò le battaglie del partito nel secondo dopoguerra, distinguendosi nella polemica anticomunista e per l’attenzione alle gerarchie ecclesiastiche.

Nel 1957 l’elezione a segretario provinciale del Dc lo introdusse sulla scena politica nazionale, segnando l’inizio della sua longeva esperienza parlamentare (1958-1994). Già presidente del Consiglio nazionale del partito, si avvicinò alla corrente interna dei “dorotei” e partecipò all’iniziativa politica che segnò la nascita della cosiddetta “seconda generazione”, a scapito di quella “degasperiana”.

Negli anni Settanta, fu tra i più significativi protagonisti del panorama politico: di rilievo, il progetto di legge che diede vita nel 1974 alla legge sul finanziamento pubblico dei partiti e l’incarico come Ministro delle Partecipazioni Statali (1970-72). Durante i giorni del sequestro Moro, fu uno dei cinque uomini della delegazione del partito che ne sostituì la direzione, rimanendo fedele sostenitore della linea della fermezza.

Nella fase del “dopo Moro”, svolse un’intensa attività di politica estera e pose l’accento sull’esigenza di un’unità di tutte le forze politiche sulle questioni internazionali. Venne eletto presidente della Commissione Esteri della Camera, e ricoprì la carica di presidente dell’Internazionale democristiana dal 1986 al 1989.

Le prime inchieste di Tangentopoli segnarono la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1992 e la fine dell’esperienza della Dc nel 1994. Escluso dalle candidature del partito, negli ultimi mesi di legislatura confluì nel gruppo del Partito popolare italiano (Ppi). Dedicò gli ultimi anni della sua vita al movimento per la Rinascita della Democrazia cristiana, da lui fondato nel 1997 nel vano tentativo di ricostituire il suo vecchio partito.


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