Di Emanuele Lorenzetti

 

Dal 1947 l’annuale Relazione proposta dal Governatore all’assemblea dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia si è arricchita delle “Considerazioni finali”. Queste pagine conclusive riassumono gli elementi fattuali e analitici contenuti nel corpo della Relazione. Soprattutto danno al Governatore l’opportunità di esprimere in forma sintetica e con un diverso, personale linguaggio la propria visione degli accadimenti, dei problemi, delle soluzioni. […] Lungo settant’anni le Considerazioni degli otto Governatori della Banca d’Italia che dal 1947 al 2017 si sono succeduti offrono uno spaccato – storico appunto – della vicenda, non solo economica, italiana e mondiale”.

È con queste parole che Pierluigi Ciocca e Federico Carli, co-autori de “La banca d’Italia e l’Economia. L’analisi dei governatori”, introducono la loro pubblicazione a motivazione dell’opera omnia sull’Istituto di Via Nazionale. Si tratta di un’opera suddivisa in sei tomi che raccoglie tutte le Considerazioni finali pronunciate dai governatori della Banca d’Italia, dalle prime di Einaudi alle ultime di Visco, passando per Menichella, Carli, Baffi, Ciampi, Fazio e Draghi.

La Banca d’Italia ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nel Sistema Paese, garantendo stabilità non solo economica, ma politica ed istituzionale. A detta di Federico Carli, nipote dell’ex Governatore Guido Carli, questa opera “vuole essere innanzitutto un omaggio e uno strumento per preservare il prestigio di una istituzione fondamentale della Repubblica”. Numerosi sono i fatti storici documentati con estrema chiarezza, profondità intellettuale ed informazioni statistico-econometriche che, legati tra loro, sottendono un filo rosso che ricostruisce la storia economica del Paese. A partire da Donato Menichella “banchiere e capitano d’industria”, così viene definito dagli autori Federico Carli e Pierluigi Ciocca, che resse da Direttore Generale la Banca d’Italia nel periodo giugno 1947/maggio 1948 con Luigi Einaudi governatore, negli anni della ricostruzione democratica ed economica del Paese. Erano anni difficili quelli del dopoguerra, durante i quali l’obiettivo primario era preservare la stabilità monetaria. Obiettivo, rammentano gli autori, che Menichella riuscì a raggiungere in quanto “il livello dei prezzi ingrosso, seppure fra oscillazioni, nel 1959 era lo stesso del 1947.”

Ma Menichella è ricordato anche per essere stato tra i protagonisti della cosiddetta stabilizzazione monetaria del 1947 insieme allo statista Alcide De Gasperi, il quale durante il suo quarto gabinetto ebbe il grande merito di ripristinare quella fiducia necessaria all’azione di governo, consentendo l’implementazione della strategia antinflazionistica nota come “Linea Einaudi”. Insomma un pezzo di storia italiana, un esempio vincente di collaborazione istituzionale tra politica, alta dirigenza pubblica e Banca d’Italia, in cui le migliori menti vollero unirsi per delineare strategie comuni di lungo periodo, nell’unico intento di consentire il progresso e lo sviluppo economico del Paese. Insomma, come si ebbe modo di definire altrove,è stato il “primo esempio di collaborazione tra politici e tecnici nell’Italia repubblicana”.

Ebbene una collaborazione istituzionale, quella tra l’Istituto di emissione centrale e le altre istituzioni pubbliche e private, che abbraccia tutte le fasi dell’arco costituzionale italiano.Se allora, nel dopoguerra, il tema prioritario era la garanzia della stabilità monetaria, negli anni a seguire in via Nazionale si dovette seguire molte altre questioni economiche. Se con Menichella gli sforzi convergevano su come far ripartire l’economia dopo le devastazioni della guerra, negli anni Sessanta l’economia italiana viveva una fase di splendore. L’alta dirigenza economica italiana si doveva porre la domanda: quale politica economica necessaria a seguire il formidabile sviluppo di quegli anni? Sono gli anni del governatorato Guido Carli in via Nazionale che “lasciò un’impronta marcata su tutti gli ambiti in cui una banca centrale è chiamata a operare: sull’economia internazionale, non solo europea, nella quale l’economia italiana si andava integrando sempre più saldamente, attraverso l’ascoltato contributo analitico, la costante opera di proposta, l’incisiva cooperazione sullo scacchiere finanziario mondiale; sull’attività di indagine statistica e sul governo dell’economia nazionale; sullo studio, la supervisione e l’orientamento del sistema creditizio e finanziario; sulla gestione e modernizzazione dell’Istituto”. Carli, economista lungimirante, fu però tra i primi a intravedere i segni di contraddizione della struttura socioeconomica italiana di quegli anni, quando ancora non erano visibili. Esperto di questioni monetarie internazionali, Carli contribuì inoltre all’internazionalizzazione della Banca d’Italia. Seguì con attenzione gli sviluppi con il crollo dell’ordine monetario internazionale istituito a Bretton Woods, in cui egli “manifestò perplessità sulla possibilità di ricostituire un sistema monetario mondiale basato sul principio della universalità, individuò la soluzione nell’istituzione di grandi aree valutarie che offrissero strumenti di regolamento dei pagamenti internazionali atti a facilitare il processo di aggiustamento tra vasti aggregati: Stati Uniti, Comunità economica europea, Giappone, paesi produttori di petrolio, paesi emergenti. Le fluttuazioni dei tassi di cambio tra grandi aree avrebbero dovuto rispecchiare l’andamento delle bilance dei pagamenti e non subire brusche oscillazioni provocate da flussi di capitali a breve termine”. Guido Carli è considerato da tutti Il Governatore, a lui infatti furono riconosciute doti manageriali sofisticate. Come scrivono Federico Carli e Pierluigi Ciocca, “Einaudi ripristinò l’indipendenza della Banca d’Italia, Menichella la consolidò, Carli la accrebbe”.

Ma quel prestigio e quegli alti splendori dell’Istituto di via Nazionale sotto la guida di Carli trovarono negli anni a venire una serie di eventi negativi come la vicenda Fazio dove “la Banca d’Italia non fu in condizione di ottenere il consenso del Presidente del Consiglio Berlusconi, del Ministro dell’Economia Tremonti e del Capo dello Stato Ciampi per una successione interna al vertice dell’Istituto.” Pertanto, la scelta ricadde su di un uomo esterno come Mario Draghi, il quale dovette avere come obiettivo primario il dover “ristabilire un clima di normalità”. È lo stesso Draghi a dire nel 2006: “A me (…) stava, sta, la responsabilità di accompagnarla nel ritorno al prestigio di cui ha sempre goduto; di guidarne il cambiamento in un contesto nazionale e internazionale profondamente diverso da quello che ha caratterizzato la sua storia”. Oltre a ciò, il Governatore Draghi ebbe come obiettivo primario il dover tornare alla crescita dell’economia nazionale: egli disse “La crescita economica del nostro paese è stata il mio punto fisso” (2011).

Tutti questi aneddoti, storie di vite ma soprattutto storie di persone che, attraverso la loro alta preparazione intellettuale, anteposero e tutt’ora antepongono l’interesse generale su quello particolare, ci aiutano a comprendere che la Banca d’Italia è tra le migliori istituzioni che il Sistema Paese abbia mai potuto avere. Il forte monito va alla politica, che sappia vedere in Via Nazionale un baluardo imprescindibile per il progresso e lo sviluppo dell’Italia. Ed anche quando tutto sembra andare bene ascolti i moniti che il Governatore sintetizza nelle sue “Considerazioni finali”.