Questo articolo è il primo di una serie di tre estratti della tesi di laurea magistrale in Studi Storici, Antropologici e Geografici dell’Università degli Studi di Palermo dal titolo “L’idea di Europa in Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli. Due fedi opposte e un ideale comune” del giovane Francesco Libotte. In queste righe, si approfondisce l’idea di Europa in Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli cercando di ricostruire come queste due figure così diverse hanno portato avanti il medesimo ideale dell’unificazione Europea.
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di Francesco Libotte

Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, nonostante la differenza di ruoli e di funzioni, di responsabilità politiche e, anche, di visione sociale, di credo e, non ultimo, di età, hanno apportato un contributo di primaria importanza per la costruzione dell’integrazione europea, anche collaborando insieme in alcune occasioni.

Il loro pensiero europeista però non può essere compreso appieno senza considerare il vissuto storico in cui operarono e si formarono queste figure e durante il quale si delineò la persuasione di questo ideale. De Gasperi, di origine trentina, visse il contesto multietnico e multinazionale dell’impero austroungarico, anche svolgendo incarichi politici, battendosi per la minoranza italiana che rappresentava e questo fu poi fondamentale per la sua concezione di un’Europa dei popoli. Allo scoppio della Grande Guerra si trovò quindi in una prospettiva particolarmente difficile, come uomo di frontiera fra l’Impero austroungarico e l’Italia e durante e dopo il conflitto si impegnò per salvaguardare la sicurezza e i diritti dei trentini.  Subì poi pesantemente le conseguenze del ventennio fascista, che per lui significò il carcere, la persecuzione, il nascondimento, lo scioglimento del partito in cui militava.

Altiero Spinelli visse invece il fascismo e la seconda guerra mondiale da giovanissimo militante comunista, come tale ricercato, imprigionato e confinato. Proprio gli studi condotti negli anni del carcere lo condussero però ad allontanarsi dal marxismo e dalle relative interpretazioni della realtà economica e sociale, per elaborare una prospettiva politica progressista autonoma e del tutto nuova, di cui la prima manifestazione fu il Manifesto di Ventotene, scritto durante la prigionia insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel 1941. Lo scenario successivo alla seconda guerra mondiale fu caratterizzato da profonde trasformazioni politiche, economiche e sociali, che coinvolsero non solo il nostro Paese, ma le principali Nazioni europee: tutto era da ricostruire in un quadro internazionale contrassegnato dalle nuove tensioni e incertezze dell’inizio della guerra fredda e della divisione del mondo per aree di influenza.

In questo contesto Alcide De Gasperi fu in grado di condurre il Paese, sconfitto dalla guerra, nell’area occidentale, e di ottenere che all’Italia fosse riconosciuta la dignità propria di una delle principali Nazioni dell’Europa continentale e, anche, il supporto economico, in particolar modo degli Stati Uniti. La questione dell’unità europea, in questo quadro, fu ritenuta da De Gasperi la condizione necessaria per una pace duratura, oltre che per l’autonomia politica italiana. La costruzione della federazione europea divenne così il perno dell’attività politica dello statista trentino e, in questo, i suoi obiettivi politici si trovarono a coincidere con quelli di Altiero Spinelli, per quanto il percorso personale e la formazione politica di quest’ultimo divergessero notevolmente da quelli di Alcide De Gasperi.

Spinelli infatti, inizialmente nelle file del Partito Comunista, se ne discostò, come si è detto, sempre di più, fino a divenire apertamente anticomunista. Ritenne infatti di dover attuare tutt’altra rivoluzione: quella volta a creare un nuovo Stato federale ad opera di forze popolari e democratiche, unica strada politica per eclissare definitivamente la sovranità nazionale, causa principale di guerre, conflitti e divisioni. Il Movimento Federalista Europeo, fondato per intuizione dello stesso Spinelli, divenne un punto di riferimento importante per De Gasperi. Quest’ultimo trovò così nei federalisti e, in particolare, nei memorandum di Spinelli, linee d’azione e programmi concreti, strategie istituzionali e propriamente costituzionali per giungere a creare organi comuni europei effettivamente indipendenti dai governi nazionali.