di Francesco De Santis

La necessità di superare afonia, afasia ed amnesia

Il virus che ha colpito il mondo, e in particolar modo l’Italia, impone una seria riflessione, dal punto di vista economico, che analizzi la situazione del belpaese alla luce degli ultimi accadimenti.

In particolare, analizzare alcuni punti salienti del Decreto “Cura Italia”, DL n.18 del 17 Marzo 2020, si rende importante, attraverso la focalizzazione su “minuti” particolari, per ristabilire un ordine che, altrimenti, potrebbe apparire solamente di facciata.

Crepe all’apparenza superficiali, ma in realtà profonde, devono essere il tassello fondante sulle quali poter (ri)costruire una visione prospettica che si installa in questa fase emergenziale e si dovrà protrarre ad emergenza terminata.

Mai come oggi risuonano con un’eco impossibile da non tenere a mente le parole di Alcide De Gasperi:

“Noi dobbiamo salvaguardare la libertà della persona umana anche nella sua sfera economica, perché questo è l’involucro della sua libertà spirituale.”

Una libertà economica che ben collima con Partite Iva, lavoratori autonomi, disoccupati (senza tralasciare il problema dell’economia sommersa) che non hanno affatto un ruolo marginale in questa situazione e, anzi, sono proprio loro quei “minuti particolari” da tenere in debita considerazione.

Difatti, evitare lo scoppio di una vera e propria bomba sociale, derivante dalle misure economiche adottate e da adottare, è la stella polare che deve guidare il sentiero di ragionamenti economici soggetti, causa propagazione più o meno rapida del virus, a variare da un momento ad un altro.

In questa ottica si è mosso il governo Italiano che, con un intervento di circa 25 miliardi, ha predisposto un incentivo economico, dovuto alla riduzione o alla sospensione della propria attività, pari a 600 euro per artigiani, lavoratori autonomi e professionisti, con partita Iva attiva al 23 Febbraio e non titolari di pensione. Un bonus che si ritiene possa intercettare una platea beneficiaria pari a quasi 5 milioni.

Inizialmente previsto “una tantum”, dopo dei confronti con le forze produttive del paese, con una Nota ufficiale da Palazzo Chigi il bonus, che è bene chiarire non concorre alla formazione del reddito, è pronto per essere esteso e riconfermato anche per il mese di Aprile. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha assicurato, infatti, che nel caso in cui ci fosse un perdurare di questa situazione le misure adottate nel mese di Marzo potranno subire innovazioni nei prossimi mesi.

Da notare come, i potenziali beneficiari di questa misura debbano essere iscritti alla “gestione separata INPS”, anche se, per quanto concerne avvocati, geometri, ingegneri ed altri lavoratori si concede la possibilità di appartenere ad altro ente previdenziale, come previsto dall’art. 44 del Decreto con l’istituzione di un fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza”.

Il bonus, che può essere richiesto anche da lavoratori stagionali del settore turistico e termale (tranne da chi ha pensione o lavora come dipendente), da lavoratori a tempo determinato che operano nel settore agricolo che nel 2019 hanno prestato servizio per almeno 50 giorni e da chi è iscritto al fondo pensionistico dei lavoratori dello spettacolo e ha versato almeno 30 contributi giornalieri, sarà erogato in via telematica, con procedura ad hoc e PIN semplificato, utilizzando i canali INPS, come da messaggio dell’Ente Previdenziale datato 20 Marzo. Sarà lo stesso INPS a gestire la spesa. I versamenti dovrebbero arrivare prima della fine di Aprile.

 

Emerge chiara, dunque, l’intenzione di porre l’accento su un settore, quello del lavoro autonomo, che imporrà un modus operandi costante che consenta di non lasciare indietro, nel mezzo di questa emergenza e non solo, una parte produttiva del paese indubbiamente meno tutelata di altre. Ed emerge con ancora più chiarezza come, verso questo mondo produttivo, i sintomi del tempo vissuto prima dello scoppio della pandemia, l’afonia, l’afasia e l’amnesia, impongono, ora, il loro superamento (in cui ognuno deve fare la sua parte) per lasciare spazio al “tempo che viviamo” ed adattarsi alle necessità presenti.

Affitti da pagare, mutui e spese di ogni genere devono essere sostenute, sempre ed a maggior ragione in questo momento storico, anche da quei lavoratori che, per dirla con un termine sicuramente attuale, non possono usufruire né dello “smart working” né, tantomeno, di un’entrata sicura a fine mese.

Un’analisi scevra da posizioni ideologiche permette di constatare come sia lecito attendersi uno tsunami economico che ricalchi la tempesta del 2009. L’eccezione, ad oggi, è che l’Unione Europea ha fatto saltare alcuni parametri da rispettare e, per dirla in maniera brutale, l’Italia, a maggior ragione nel caso in cui venissero adottati i “Coronabond”, dovrà essere in grado “di fare i compiti a casa da sola”. Accompagnare il rigore dei conti al rilancio deciso degli investimenti appare essere l’unica via, coinvolgendo nella gestione della crisi tutte le forze politiche dell’arco parlamentare, per garantire a tutti gli attori coinvolti il mantenimento di uno standard di vita adeguato, soprattutto per non lasciare indietro le Partite Iva, oggi protagoniste di un’affannosa rincorsa alla sopravvivenza, e non abbandonare al proprio destino chi è in cerca di lavoro, oggi spettatore pagante di un film horror degno dei “giochi” di Jigsaw nell’Enigmista .

Appare lapalissiano, quindi, come gli interventi economici debbano muoversi di pari passo con la “decrescita” derivante dall’emergenza e, quindi, si debba rispondere in maniera decisa e, soprattutto, puntuale, ora e dopo. L’angosciante abbandono più assoluto “verso l’ordinario” sarebbe un autogol imperdonabile per le classi dirigenti.

Solamente nel solco di una gestione lungimirante di una pandemia come questa si potrà tornare a sventolare la bandiera della crescita economica ed evitare che si accentuino le disuguaglianze del paese. Contrariamente, ponendo una melliflua resistenza al “grido di aiuto” proveniente da diverse classi economico-sociali, si rischia solamente di sventolare la bandiera del pressappochismo.