di Nicolò Tozzi

 

Sunniti e Sciiti, quanto sappiamo di loro e del loro conflitto? Negli ultimi anni ci sono giunte notizie drammatiche provenienti dal Medio Oriente, teatro di conflitti e contrasti, con la realtà dello Stato Islamico che ha catalizzato principalmente l’attenzione. Alla radice ci sono secolari divisioni tra sunniti e sciiti che, nonostante non siano mai entrati in aperto conflitto militare tra loro, si muovono all’interno del delicato scacchiere mediorientale. Alla luce dei recenti eventi in Iran (uccisione del generale Soleimani) e in Siria (intervento militare turco nel nord del paese), che hanno destabilizzato nuovamente la situazione, appare utile alla comprensione degli eventi analizzare quali sono le differenze tra i sunniti, ovvero i seguaci della Sunna (consuetudine), i quali costituiscono la corrente ortodossa e maggioritaria della comunità islamica (circa l’80% dei credenti) e gli sciiti (il cui nome deriva dall’espressione abbreviata “fazione di Alì”) che sono la minoranza (circa il 15% dei credenti).

 

Oggi la guerra interna al mondo islamico ha visto una drammatica escalation, come in Siria dove la minoranza sciita “alawita” (discendenti di Alì), guidata dal presidente Assad, sta combattendo da circa nove anni contro la maggioranza sunnita, la cui ultima roccaforte sul territorio rimane Idlib dove, non a caso, come gli sciiti libanesi di Hezbollah si sono recati in aiuto del presidente siriano, allo stesso modo i sunniti di Jabhat al Nusra si sono uniti alle fazioni ribelli. Anche l’Iran dell’Ayatollah Khamenei, dove lo sciismo è al potere, sostiene il presidente Assad. l’Iran dopo la morte del generale Soleimani, avvenuta in seguito ad un raid degli Stati Uniti, ha visto crearsi una forte coesione sociale poiché, ai funerali del generale hanno partecipato un numero di persone che sembra addirittura superiore a quelle che parteciparono nel 1989 ai funerali dell’Ayatollah Khomeini. Dimostrazione quindi di un forte senso di identità nazionale del popolo iraniano. Se parliamo di Iran non possiamo certo dimenticare uno dei suoi acerrimi avversari cioè l’Arabia Saudita paese leader dell’Islam sunnita, nella sua versione giuridico-teologica del wahhabismo[1]. I due attori da 5 anni ormai sono coinvolti, chi direttamente vedasi l’Arabia Saudita a capo di una lega di paesi sunniti e chi indirettamente come l’Iran che sostiene i ribelli sciiti, nella guerra civile in Yemen che, secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, ha mietuto circa 100.000 vittime di cui 12.000 sono civili. Oltre alla disputa yemenita vi è anche quella irachena dove dopo essere stato debellato lo stato islamico, il paese è conteso tra Iran e Stati Uniti (alleato dell’Arabia Saudita). Con la morte di Soleimani dovuta ad un raid statunitense effettuato proprio sul territorio iracheno, l’equilibrio precario tra i due paesi è venuto meno tanto che il 5 gennaio passato il parlamento di Baghdad ha votato una risoluzione che chiedeva l’allontanamento dei 5.200 soldati americani presenti nel paese.

 

Infine, non possiamo non parlare della Turchia del “sultano” Recep Tayyip Erdogan il quale

nutre una duplice ambizione per la sua “Grande Turchia”: far diventare il paese il vero key player

regionale in un Medio Oriente sempre più allargato dall’Afghanistan al Suda, e quello di costruire l’immagine delle Turchia come attore globale, potente e influente. Esempio ne è la sua operazione militare nel nord della Siria, che però ha suscitato più di una preoccupazione nel regime di Teheran che teme un’eccessiva influenza turca nella zona, con effetti diretti sul potere dei Pasdaran in Siria e sul possibile uso da parte di Ankara dei suoi alleati sunniti, per aumentare il suo potere regionale. Se la storia ci insegna che le guerre, anche quelle di religione, sono innescate da motivazioni politico-economiche (vedasi le Crociate), dopo XIV secoli di tensioni, il rischio che si profila per il mondo islamico è una ipotetica Guerra dei Trent’anni? Solo l’evoluzione delle dinamiche geopolitiche potrà sciogliere questo dubbio.

 

[1] indirizzo religioso musulmano di tipo dogmatico e radicale fondata alla metà del XVIII secolo

da Muhammad ibn’Abd al-Wahhab