Lo scorso novembre la Pesco, ovvero la Cooperazione Strutturata Permanente, si è arricchita di tredici nuovi progetti, dopo l’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea, arrivando quindi ad un totale di 47.

Questi progetti, a cui aderiscono nel complesso 25 Paesi, servono ad approfondire le collaborazioni tra i settori della difesa e della sicurezza dei diversi stati europei. La Francia diventa così il primo paese per numero di partecipazioni ai progetti (30), l’Italia, insieme alla Spagna, è seconda (24). Quando fu istituita, nel dicembre 2017, sembrava potesse essere finalmente la pietra fondante della difesa comune europea. A distanza di due anni la situazione è ancora in divenire e non esente da criticità.

Una su tutte probabilmente è lo sviluppo della cosiddetta EI2 (European Intervention Initiative), fortemente voluta dal presidente francese Macron e a cui ha aderito da poco la stessa Italia. Questa iniziativa, nata nel giugno 2018, è stata sviluppata, secondo molti, proprio con lo scopo di agire lì dove i programmi della Pesco non arrivano. C’è da dire inoltre che l’EI2 non ha alcun legame ufficiale con l’Unione Europea, con i suoi organismi e le sue istituzioni, a differenza della Cooperazione Strutturata e del Fondo per la Difesa (EDF). In molti pensano che l’EI2 serva soprattutto alla Francia per agire in determinati contesti in cui gli interessi di Parigi sono maggiori, senza dover passare per autorizzazioni di Bruxelles e Washington.

Macron insomma cerca di creare un’alternativa alla Pesco, e tra i suoi obiettivi più o meno dichiarati c’è quello di tentare di mantenere il Regno Unito legato al mondo della difesa europea., l’interlocutore sui temi di sicurezza per eccellenza della Francia. Quest’ultimo infatti ha aderito all’EI2, nonostante l’iter della Brexit in corso. Inoltre Macron vuole che la Francia abbia il ruolo principale e indiscusso delle politiche difensive del Vecchio Continente, forte anche del fatto di essere l’unica potenza col nucleare (tolta la Gran Bretagna). Per questo sorprende, ma non troppo, l’attivismo francese nei progetti Pesco.

Non sorprende neanche il fatto che il nuovo commissario europeo incaricato delle questioni della Difesa sia il francese Thierry Breton. Quest’ultimo ha affermato che “la difesa sarà un nodo essenziale nei 5 anni che aspettano questa Commissione e sarà sotto la mia responsabilità, con la creazione, per la prima volta, di un’industria europea di difesa coordinata in parte dalla Commissione europea”.

Se è vero che un esercito comune europeo non potrà esistere fin quando non ci sarà una vera e propria politica estera comune, è anche vero che non sarà possibile se prima l’industria della difesa europea non sarà realmente cooperativa e integrata. Oggi in alcuni casi i rapporti di integrazione riescono ad essere positivi, come per esempio nel caso di Naviris, la neo joint venture tra Fincantieri e Naval Group. In altri, come nel caso dei diversi progetti franco-tedesco e anglo- italiano per il caccia del futuro, le aziende di bandiera leader nel settore non riescono a integrarsi in maniera unica. La vera integrazione industriale è uno dei principali scogli su cui il progetto difensivo europeo si scontra ciclicamente.

Se dall’altra parte dell’Oceano, Washington e la NATO, si sono dichiarati a favore di una difesa comune europea e del suo ruolo complementare con l’Alleanza Atlantica, sono invece rimasti scettici al nascere dell’iniziativa di Macron. Non è un caso che il presidente francese, solamente qualche giorno fa, ha affermato che la NATO è in uno stato di ‘morte cerebrale’. Nel summit di Londra di questi giorni, Macron e Trump (che pure non è mai stato particolarmente tenero con l’Alleanza e con l’impegno di alcuni suoi paesi membri) si sono scontrati in maniera piuttosto accesa su questo punto.

In un momento piuttosto complicato per l’Alleanza Atlantica, in cui le divisioni al suo interno sono piuttosto palesi e le sfide da affrontare sono mutevoli, l’Italia e l’Unione Europea devono continuare a sviluppare il sogno degasperiano di una difesa comune, consapevoli del fatto che le attività prettamente europee e quelle nord-atlantiche possano procedere di pari passo, rafforzandosi le une con le altre. La convinzione è che solamente un impegno generale e concreto di ogni stato membro, senza ricerche di protagonismi particolari, possa portare al raggiungimento dell’obiettivo.

Luca Sebastiani