Qual è lo stato di salute della Repubblica Federale Tedesca a 30 anni dal crollo del muro di Berlino, che portò nel giro di pochi anni alla riunificazione della Germania?

Per una panoramica sulle conseguenze storico-politiche di quell’evento cruciale nella storia europea, la Fondazione De Gasperi ha intervistato Lorenzo Castellani, storico delle istituzioni politiche e docente presso la Luiss Guido Carli di Roma.

A distanza di 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, quanto sono radicate le differenze tra la Germania dell’Ovest e la Germania dell’Est sia dal punto di vista socio-economico ma anche dal punto di vista politico?

La Germania ha sicuramente mantenuto palesi differenze tra la parte orientale e quella occidentale. Quest’ultima è ancora il cuore economico della Germania dove risiedono gran parte delle grandi industrie tedesche. La Germania orientale (ex Germania dell’Est) ha oggi un livello medio dei salari inferiore del 20% rispetto a quelli della Germania occidentale, ed ha una minima parte del grande apparato industriale tedesco all’interno del proprio territorio. Questo determina differenze anche dal punto di vista politico. Nell’area occidentale della Germania c’è ancora un consenso abbastanza solido per i partiti tradizionali, in particolare nei confronti della CDU. Al contrario, nella Germania orientale, stiamo vedendo in molti Länder uno spostamento a destra dell’elettorato verso“alternative für deutschland”. Questo chiaramente determina uno spostamento del baricentro del
sistema politico tedesco ed una maggiore capacità di condizionare l’azione della coalizione di governo da parte dei territori dell’est, a seguito della crescente domanda di cambiamento politico e di radicalizzazione dell’offerta politica.

Considerando il risultato in Turingia (24%) dell’ AFD, se questo differenze dovessero protrarsi o aumentare ulteriormente nel tempo, si potrebbe creare una sorta di parallelismo facendo le dovute proporzioni, con l’annosa questione meridionale italiana?

Fare paragoni con l’Italia è sempre difficile. In Italia il cleavage nord-sud resta irrisolto, come per certi versi, è rimasta senza soluzioni la questione est-ovest in Germania, ma con l’evidente differenza che l’Italia ha avuto anche molto più tempo per risolverla. La questione meridionale italiana, infatti, ha da sempre riguardato maggiormente il livello politico-amministrativo (con evidenti ricadute anche da un punto di vista economico), a differenza della Germania, in cui il problema è eminentemente economico-produttivo. Ovviamente entrambi i Paesi vivono al loro interno fortissime polarizzazioni sociali con la discriminante – non secondaria– che la Germania è uno Stato federale, mentre l’Italia è uno Stato che ha un centralismo debole.

Focalizzandoci sulla CDU, cosa può fare la nuova segreteria targata Karrenbauer per placare l’emorragia di voti a destra? Dovrebbe cercare un’assoluta discontinuità con la precedente segreteria ed in questo caso, cosa potrebbe cambiare a livello europeo?

La discontinuità mi sembra molto difficile perché la figura della Merkel è ancora abbastanza popolare in Germania. In questo primo anno di segreteria della Kramp-Karrenbauer non c’è stata una volontà di discontinuità così netta rispetto al periodo “merkeliano”. La CDU ha di fronte a sé due possibili strade: la prima è quella di allinearsi all’elettorato più conservatore cercando di drenare i consensi confluiti verso “alternative für deutschland”, quindi assumendo una maggiore durezza dal punto di vista della politica fiscale ed una maggiore intransigenza nella gestione dei flussi migratori; la seconda opzione è quella, invece, di puntare sull’espansione fiscale quindi di varare manovre di intervento pubblico e detassazione più massicce, per cercare di riassorbire il malcontento oltre ovviamente a mantenere una linea sull’immigrazione abbastanza ferma – ma non estremizzata come quella del’AFD – poiché molto di quel consenso deriva dalla questione dell’immigrazione. La seconda ipotesi imporrebbe anche un cambiamento delle regole ed un allentamento dei vincoli europei e ,di fatto, porterebbe ad una Germania meno avvitata su di sé e più “europeista”.

È evidente che la CDU dovrà scegliere verosimilmente tra i verdi che sono appunto una forza nascente o l’AFD. Oggi lo scenario “alternative fur deutschland” come alleanza a destra della CDU sembra quasi fantascienza o comunque sembra una ipotesi residuale. In realtà diversi analisti della politica tedesca nel lungo periodo non escludono che questa saldatura possa avvenire. Al contrario con i verdi sarebbe un’alleanza di tipo centrista, da leggere in un’ottica di sviluppo di integrazione europea e di ammorbidimento dei vincoli fiscali europei.

 

Antonio Mancuso e Nicolò Tozzi

 

Il video dell’intervista: