La mostra “Unione Europea, storia di un’amicizia. Adenauer, De Gasperi e Schuman”, nata da un progetto della Fondazione De Gasperi sviluppato in collaborazione con la Konrad Adenauer Stiftung e la Maison de Robert Schuman, già lanciata al Meeting di Rimini nell’agosto del 2017, è recentemente arrivata per la prima volta tra le mura di una Università, cioè presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre. Infatti, il 10 aprile scorso, essa è stata presentata in un’aula dell’Ateneo romano dalla Signora Maria Romana De Gasperi, dal direttore del Dipartimento professore Giovanni Serges, dalla professoressa di Diritto dell’Unione Europea Claudia Morviducci e da uno dei curatori della mostra, Valerio Gentili; il tutto coordinato dal consigliere di amministrazione dell’Università, componente studente, Eduardo Vincenzo Isidori. Con questa mostra internazionale la Fondazione De Gasperi ha inteso celebrare il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, evento che ha portato alla lungimirante intuizione della necessità storica di una Europa unita non solo sotto il profilo economico.

La mostra, ricca di documenti, fotografie, brevi spezzoni video e un piccolo campo da bocce (per ricordare le partite che avvenivano tra i tre grandi statisti presso la villa di Castel Gandolfo abitata da Alcide De Gasperi) è stata ideata da un gruppo di giovani che collaborano assiduamente ai progetti della Fondazione De Gasperi di Roma, i quali hanno saputo coglierne il significato centrale in quella “amicizia” tra i tre protagonisti, che subito nacque ispirata dalla comunanza di intenti e dei valori di fondo legati all’individuale esperienza politica, alla loro origine culturale e al Cristianesimo vissuto, nello specifico, come fratellanza tra i popoli europei.

La mostra è stata articolata in tre sezioni. La prima illustra gli aspetti comuni che costituiscono la base della ideale sintonia tra i tre statisti già evidente durante il periodo giovanile: la componente dominate della fede cattolica introdotta nell’esperienza politica, il forte senso di responsabilità morale e la provenienza geografica. La seconda sezione si è incentrata sulla politica attuata nel periodo del dopoguerra, una volta chiamati a guidare ciascuno il proprio Paese assumendo così il difficile compito di ricostruire sul piano spirituale e materiale i territori dopo due guerre mondiali, dando vita ad una politica internazionale che tornasse ad inglobare con pari dignità nel contesto europeo la Germania, già smilitarizzata e pesantemente mutilata dalla divisione in due; riuscendo nel loro duplice intento. Nell’ultima sezione viene rappresentato il primo risultato concreto di questa “amicizia”, vale a dire il processo di integrazione europea nel settore del carbone e dell’acciaio compiuto con la creazione nel 1951 della CECA; risultato in sé straordinario anche se i tre uomini politici non riuscirono a completare nella sua interezza l’idea d’Europa che avevano sognato. Alcide De Gasperi, prima di morire nel ’54, affermava che la sua “spina nel fianco” era la CED, quel progetto di esercito comune tra i diversi paesi europei che non aveva visto attuazione per la mancata ratifica francese.

Durante l’inaugurazione della mostra Maria Romana De Gasperi ha ricordato numerosi episodi relativi al padre, quasi per far entrare ancora di più e meglio gli studenti nella conoscenza della struttura morale dello statista. Ha raccontato come solo tardi ella abbia scoperto chi fosse davvero suo padre, quale ne fosse la sua interiore fisionomia e il suo ruolo politico. In occasione di importanti visite di personalità tedesche a Roma, ha ricordato che doveva, su ordine paterno, nascondere ogni volta dei grossi pacchi, trasferendoli al piano di sotto, in casa di una vicina. “Una delle tante volte che dovetti portare uno di questi pacchi giù di sotto, in casa della vicina ero così curiosa di conoscerne il contenuto che mi misi a grattarne con le unghie il rivestimento di cartone: erano giornali, lettere e documenti dalla cui lettura ho scoperto ed inteso quale fosse la vera storia di mio padre, chi fosse veramente.”

Il direttore Serges, da parte sua, ha messo in luce il profondo legame ideale che univa il pensiero e l’azione dei tre protagonisti, illustrando brevemente le alte motivazioni dell’azione comune, mentre l’intervento della professoressa Morviducci ha voluto sottolineare le ragioni diverse eppur convergenti che hanno dato impulso all’opera dei tre grandi uomini politici.

Il programma della Fondazione De Gasperi prevede ora la presentazione di questa mostra in altre strutture universitarie per coinvolgere gli studenti e sensibilizzarli alle problematiche di cui essa è portatrice, proprio in un momento in cui il concetto stesso di unità europea sembra essere entrato in crisi.

Luca Di Cesare