RACHEL SHABI | AL-JAZEERA | 10 GIUGNO 2017

Gli inaspettati risultati delle elezioni britanniche della scorsa settimana sono un segnale importante per i movimenti politici di sinistra in Europa e USA. Il partito laburista britannico non ha vinto, ma nessun partito ha avuto abbastanza sedute per formare una maggioranza e governare il Paese. Contro tutte le statistiche, il partito ha acquisito più del 40% dei voti.

Il partito laburista è guidato da Jeremy Corbyn, un candidato atipico, eletto a capo dello stesso nel 2015: sessantasei anni, troppo barbuto, troppo disordinato e troppo radicale secondo gli standard. La scorsa estate il suo stesso partito l’ha sfiduciato. E’ stato costantemente soggetto a critiche e, quando sei settimane fa Theresa May ha indetto le elezioni anticipate, i laburisti erano indietro di 20 punti secondo i sondaggi.

Poi, durante le settimane di campagna elettorale, mentre Corbyn girava il Paese, il numero di elettori cresceva e le persone rimanevano affascinate dalla sua integrità, dal suo rifiuto di attaccare gli oppositori e, più di tutto, dal suo messaggio di speranza, ottimismo e possibilità di cambiamento. La sua campagna è stata energica, innovativa ed ha utilizzato i social media per portare entusiasmo, con tanto di video ed immagini spesso diventate virali. Al centro della Campagna, comunque, vi è stata la politica del partito che Corbyn ha riportato convintamente a sinistra. Egli, inoltre, ha restituito fascino al partito, muovendolo maggiormente in direzione di un socialismo democratico, proponendo tasse alla classe più ricca, a beneficio dei più. Il pubblico, e i giovani in particolare, per molto tempo strozzati da salari stagnanti, insicurezza lavorativa e costi di vita sempre crescenti, sono stati trascinati dalla visione ottimistica di una società più giusta. Il partito laburista sembra anche aver goduto del supporto di quelli che precedentemente avevano scelto di non votare. Chiaramente, ci sono stati anche molti fattori in aiuto dei laburisti, come la terribile Campagna dei conservatori, con la sua leader, Theresa May, che si è mostrata debole ed arrogante, dando per scontati gli elettori. Inoltre, si  pensava che i due attentati terroristici a Londra e Manchester, avrebbero potuto creare difficoltà ai laburisti. In realtà la politica estera di Corbyn si basa sulla critica della vendita di armi all’Arabia Saudita, ipotizzando l’incremento del terrorismo proprio a causa dell’intervento britannico in Medio Oriente. Il partito, oltre a ciò, ha fatto leva sui tagli che i conservatori hanno attuato alle forze di polizia, che lo stesso capo delle Autorità aveva ipotizzato potessero avere conseguenze negative sulla sicurezza del Paese.

Insomma, il partito laburista sotto la guida di Corbyn ha dimostrato come riacquisire rilevanza politica. Per ottenere il supporto popolare sembra che la sinistra avesse bisogno di ricordare, semplicemente e senza vergogna, di essere la sinistra.


To save the left – look to Britain’s Labour Party

The shock result of Britain’s general election this week should be a message of hope to the ailing left wing across Europe and the United States. The UK Labour party did not win  but no party has enough seats to form an overall majority and govern. Against all odds, the party took just over 40 percent of the vote.

The UK Labour party is led by Jeremy Corbyn. He came to Labour’s helm unexpectedly in 2015. He was a 66-year-old candidate, whom conventional wisdom cast as too beardy, too scruffy and too radical. Last summer, his own parliamentary party took a vote of no confidence against him. He has been subjected to constant criticism and by the time the ruling Conservative party, under Theresa May, called a snap election six weeks ago, Labour’s political fortunes did not look good: it was 20 percentage points behind in the polls.

Then, during the Britain’s six-week election campaign, as Corbyn toured the country, his rallies swelled in numbers, as people were drawn to his integrity, his refusal to attack opponents and, most of all, his message of hope, optimism and the possibility of change. He run also an energetic, innovative and youthful campaign, using social media to drive up enthusiasm and support with video clips and memes that swiftly went viral. At the heart of the campaign were the party’s politics, which under Corbyn’s leadership tacked firmly to the left. He refashioned the party, making it more about democratic socialism, taxing the most-wealthy few to benefit the many. A public, and young people in particular, that has for some time been struggling with stagnating wages, work insecurity, spiraling living costs, grabbed this optimistic vision of a fairer society. The Labour party seems also to have gained support from those who have not previously voted. There were, of course, many more factors to the Labour surge: the Conservative Party ran a terrible campaign, its leader Theresa May exposed as weak and arrogant. She had taken voters for granted. It was thought that two deadly terror attacks during the campaign – in London and the northern city of Manchester – would have an adverse affect on the fortunes of the Labour party. In reality, the party’s principled foreign policy – criticising the government’s arms sales to Saudi Arabia; speaking of the increased threat of terror that came with Britain’s destabilising interventions in the Middle East – The party also chimed with the public mood in its attacks on Conservative cuts to police numbers, which police chiefs had warned might have an effect on security.

In sum, the Labour party under Corbyn has shown how to regain political relevance. To win back popular support, it seems that the left needs to simply remember that it is, unashamedly, the left.

Sintesi e traduzione di Lorenzo Salvati

Articolo originale