Giovedì 18 maggio presso la Camera dei Deputati si è svolto un seminario internazionale dal titolo: “Is NATO indispensable? The Brussels Summit”, organizzato congiuntamente dalla NATO Defence College Foundation, dal NATO Defence College e dalla Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO.

La struttura della NATO, che nasce come alleanza difensiva utile a contrastare un nemico dall’identikit definito, nel vertice di Varsavia dell’8-9 luglio 2016 ha subito un lento ma importante cambiamento che trasforma in uno strumento condiviso di sicurezza per affrontare le minacce emergenti. In merito a tale aspetto le tematiche approfondite durante il summit, quali la lotta al terrorismo, la crisi mediorientale, l’incessante fenomeno migratorio, l’effetto Brexit e il rapporto con la Russia, hanno permesso di formulare una nuova posizione per l’Occidente, dove la visione globale dei focolai di crisi dovrà fare la differenza e la NATO potrà essere ancor di più il fattore di cambiamento. Chiaramente perché questo accada è bene che la NATO sappia rinnovarsi: al suo interno presenta diverse anime frutto della pluralità di identità appartenenti agli stati membri, caratteristica questa che, pur non intaccando il futuro dell’alleanza, può determinare un deficit di gestione delle emergenze, soprattutto nel monitoraggio dei “fronti caldi” non riuscendo a costituire una linea di governo univoca.

Analizzando i differenti scenari di interesse globale nei quali la NATO opera, il Mediterraneo ha acquisito nuovamente primaria importanza per la sicurezza di Unione Europea, Russia e Medioriente e una rilevanza strategica nel settore energetico. Il Mediterraneo, che è teatro delle tensioni in Medioriente – con la NATO che ha rafforzato militarmente il confine orientale, producendo una “deterrenza leggera” e alzando il livello di tensione in perfetto stile post guerra fredda – sta vivendo una rinnovata centralità politica nel post “primavere arabe” anche nell’incontro-scontro tra due continenti – quello europeo e quello africano – mettendo a dura prova con gli ingenti flussi migratori le popolazioni degli stati che si affacciano su di esso.

Per quanto concerne il fronte est europeo, la crisi in Crimea, Ucraina e Georgia ha messo a nudo la criticità sistemica della NATO, facendo registrare una instabilità politico-sociale dovuta alla mancanza di una unione d’intenti tra gli stati membri.

La guerra ibrida promossa dai filo-russi in Ucraina e l’utilizzo di nuove dinamiche belliche messe in atto per destabilizzare la zona, impongono alla NATO una revisione delle strategie e degli strumenti per garantire una presenza assidua sui territori, e un’azione per maturare l’interoperabilità militare.

Le nuove sfide dell’alleanza passano inevitabilmente attraverso l’individuazione e l’elaborazione di elementi e strategie volte a aumentare in maniera perentoria il livello di sicurezza, estendendo i contatti soprattutto con le altre organizzazioni internazionali per stabilire le linee guida in merito alle nuove politiche di sicurezza globali. La caratteristica di essere un’organizzazione intergovernativa con comprovata esperienza militare rappresenta un elemento di assoluto valore e distintivo rispetto ad altri enti internazionali. In tal senso, la NATO ha l’obbligo di trasformarsi in una piattaforma di scambio di informazioni per favorire il dialogo soprattutto tra le forze armate dei paesi non membri, garantendo così ulteriore stabilità oltre il proprio perimetro.

a cura di Emiliano Plescia