Alcuni report della scorsa settimana hanno evidenziato la presenza di droni e forze speciali russe nella città egiziana di Sidi Barrani, a soli 100 chilometri dal confine libico. Fonti egiziane, che hanno preferito restare anonime, hanno parlato di 22 unità di forza speciali vicine al confine con la Libia, aggiungendo che, già in precedenza, alcune forze russe erano state avvistate nei pressi del porto egiziano di Marsa Matrouh. 
Nonostante le smentite del Cairo, è ormai chiaro quale sia il disegno della Russia nel Mediterraneo: sconvolgere l’attuale balance of power per imporre l’uomo di fiducia Haftar. 
Lo spiegamento di forze speciali in Egitto, dunque, sarebbe, secondo molti analisti, da ricondurre all’interno della più grande cornice delle relazioni internazionali e, in particolare, del futuro della Libia. 
Il disegno russo sarebbe quello di aiutare militarmente il generale dissidente di Tobruk, Khalifa Belqasim Haftar e, successivamente, mettere pressioni alla comunità internazionale per il riconoscimento del suo governo. Mosca, inserendosi prepotentemente nel futuro libico, riutilizzerebbe la stessa strategia applicata in Siria con l’appoggio a Bashir al-Assad. 
Haftar, infatti, resta uno degli attori centrali nella guerra civile libica e non ha mai nascosto l’ambizione di arrivare a controllare tutta la Libia una volta pacificata. Le truppe dell’ex generale di Gheddafi, in contrapposizione a quelle di Sarraj, sono schierate nella regione orientale del Paese (la Cirenaica) dove si trova il 70% delle riserve petrolifere libiche. Mosca, dunque, sfruttando i rapporti con il generale Haftar, allungherebbe le mani sui preziosi pozzi petroliferi della regione e sui due strategici porti per la esportazioni di Ras Lanuf e di al-Sidra, tra i maggiori della costa nordafricana.
General_Haftar
In tutto questo, la posizione italiana resta delicata. L’Italia, infatti, ha riconosciuto, assieme alle Nazioni Unite, il governo di unità nazionale di Sarraj come l’unico governo legittimo della Libia. Se l’azione russa in Libia fosse efficace e le truppe di Haftar diventassero il primo interlocutore sul futuro libico, allora la posizione italiana, e dunque i nostri interessi in particolare quelli legati alla questioni migranti, passerebbero pericolosamente in secondo piano. Haftar, intervistato a inizio anno dal Corriere della Sera, ha affermato che “l’Italia in Libia si è schierata dalla parte sbagliata” consigliando di non interferire negli affari interni libici e lasciando che siano i libici a occuparsi del futuro della Libia.
Una possibile vittoria dell’uomo di Mosca spaventerebbe anche Ankara, importante membro NATO. Infatti, se nell’immediato le forze russe – attraverso il sostegno ad Haftar – potrebbero essere utili per arginare le attività jihadiste nella regione nordafricana, nel lungo periodo, la prospettiva di un’influenza di Mosca sul Mediterraneo orientale eroderebbe la posizione strategica della Turchia, la quale potrebbe, secondo alcuni analisti, spingere per azioni provocatorie nel Mediterraneo. 
Secondo recenti sondaggi di Gallup, l’influenza di Putin in Grecia è esponenzialmente aumentata a scapito di quella della NATO e dell’Europa. 
Al governo di Ankara, intrappolato dall’alleanza russa che va dalla Siria di Al-Assad ad una probabile Libia di Haftar, resterebbe solo la parte settentrionale di Cipro.
Alcuni mesi fa Putin affermò che uno dei più grandi errori dell’età contemporanea è stata la dissoluzione dell’Unione Sovietica e, seguendo i recenti sforzi militari di Mosca, pare proprio che il leader russo abbia un piano per riallacciare legami nella regione MENA: Stati Uniti, Europa e Nato avvisati.

Nicola Bressan