Andrei Lankov | Al Jazeera | 9 marzo 2017

Negli ultimi mesi, la Corea del Nord è stata al centro dell’attenzione internazionale. Le sue politiche sono ancora una volta state descritte come “irrazionali” o “bizzarre”, ed il suo leader ereditario, Kim Jong-un, è rappresentato come una creatura eccentrica ed irrazionale, che adora assassinare i suoi parenti e minacciare il mondo con armi nucleari. Ma questa è una descrizione distorta: Kim sa ciò che fa.

Di recente i test missilistici nordcoreani hanno indicato un avanzamento importante e rapido delle tecnologie belliche del Paese, tanto che la maggior parte degli esperti ritengono che Kim non stia bluffando quando afferma di essere vicino allo sviluppo di missili balistici intercontinentali (ICBM). L’assassinio di Kim Jong-nam, fratello maggiore del dittatore, è coinciso con l’ennesima ondata di purghe che hanno portato alla scomparsa di numerosi generali. Nel frattempo, internamente, l’amministrazione di Kim Jong-un continua a portare avanti importanti riforme economiche, senza che questo attiri l’attenzione dei media esteri. Nella sostanza, queste riforme sono estremamente simili a quelle cinesi di fine anni ’70. In Nord Corea, l’economia in stile sovietico si sta via via smantellando per lasciare spazio all’economia di mercato aperta a capitali privati. Questi eventi dimostrano le tre dimensioni della politica del leader: rafforzamento della deterrenza per scoraggiare attacchi esterni; eliminazione dei possibili rivali nelle élite del Paese; aumento delle riforme economiche di libero mercato. Tali politiche rincorrono un obiettivo prevalente: mantenere Kim al potere affrontando le tre principali minacce che egli ritiene possano far crollare il regime.

La prima è una minaccia esterna: Kim teme un’invasione statunitense in supporto a qualche rivoluzione interna, come avvenuto in Iraq ed in Libia. Egli sostiene che il miglior modo per contrastare tale rischio sia quello di sviluppare una forza nucleare su larga scala potenzialmente in grado di colpire gli USA.

La seconda è una minaccia interna: quando Kim è succeduto al padre nel dicembre del 2011, era un ventenne completamente sconosciuto: aveva ottime ragioni per temere di essere percepito come un debole dai generali anziani e dalle personalità di spicco del Paese. Non poteva permettersi che tali individui, inclusi alcuni membri della sua famiglia, potessero indirizzare il proprio sostegno verso qualcun altro. Ciò spiega le esecuzioni e le purghe di tutti coloro i quali non godono della completa fiducia del leader. Inoltre, l’assassinio del fratello, che viveva in auto-esilio da anni sotto la protezione cinese, ha dimostrato la scarsa influenza della Cina – della quale Kim Jong-un è molto sospettoso – nella politica interna nordcoreana.

Anche la terza minaccia è di natura interna: la Corea del Nord è un paese estremamente povero: il gap tra il PIL pro capite di Nord e Sud Corea è il più esteso del mondo tra due paesi che condividono un confine. Se la popolazione nordcoreana venisse a conoscenza di tali enormi differenze, potrebbe condannare il regime di Kim. Pertanto il leader sa che l’unico modo per mantenere la popolazione docile ed ubbidiente è quello di avviare una crescita economica, introducendo riforme in stile cinese.

Tutte queste politiche non sono prive di rischi: i tentativi di creare un deterrente nucleare potrebbe provocare un attacco militare statunitense; le eccessive purghe delle élite interne potrebbero portare a cospirazioni e colpi di stato; le riforme economiche potrebbero favorire l’insorgenza di movimenti sociali al di fuori dal controllo del regime.

A conti fatti, data la situazione precaria di Kim, egli ha poche alternative rispetto a ciò che sta attualmente facendo. E fino a questo momento le sue politiche hanno funzionato bene.



In recent months, North Korea has found itself at the centre of international attention. Its policies are once again described as “irrational” or “bizarre”, and its hereditary leader Kim Jong-un is presented as an eccentric and irrational creature, fond of killing his relatives and threatening the world with nuclear weapons. But this description is misleading: Kim knows what he is doing.

Recently tested missiles indicate serious and remarkably fast technological advancement – so remarkable that most foreign experts believe that Kim was not bluffing when he talked about North Korea’s ability to develop ICBMs in the near future. The recent assassination of Kim Jong-nam’s, Kim Jong-un’s elder brother coincided with yet another wave of purges inside North Korea, with another bunch of generals disappearing without any trace. Meanwhile, inside North Korea, Kim Jong-un’s administration continues to implement economic reforms, seldom attract the attention of the world media. In essence, these reforms are strikingly similar to what China did in the late 1970s. In North Korea, the Soviet-style command economy is gradually dismantled, while market economy and private entrepreneurship is increasingly accepted and encouraged. These events demonstrate the three major dimensions of Kim Jong-un’s policy: he is strengthening his ability to deter a foreign attack, he is eliminating possible rivals in the country elite, and he is speeding up market-oriented economic reforms. These policies serve one overriding goal: to keep Kim in power responding to three major threats which he thinks might bring him down.

The first of such threats is largely external. Kim is afraid of a US invasion in support of some internal revolution, should it erupt inside North Korea, given what happened in Iraq, as well as in Libya. He believes that the best way to counter a foreign threat is to have a full-scale nuclear force which would be capable of hitting the continental US.

The second threat is internal. When Kim succeeded his father in December 2011, he was in his mid-20s and completely unknown: he had good reasons to be afraid of the country’s ageing generals and dignitaries who saw him as a political lightweight. He could not rule out the possibility that the senior politicians, including some members of his own family, could switch their support to somebody else. This explains the purges and executions of all senior officials whose loyalty Kim does not fully trust. Furthermore, the assassination of his brother, who lived under Chinese protection, also undermined the their ability to intervene in North Korean politics – and Kim Jong-un is deeply distrustful of China.

The third threat is also internal. North Korea is a very poor country: the per capita income gap between South and North Korea is the world’s largest for two countries sharing a land border. If North Korean people learn how much their country is lagging behind its neighbours, they are likely to blame the Kim family. Therefore, Kim Jong-un understands that the only way to keep the population docile and obedient is to start economic growth, introducing China-style reforms.

All these policies are somewhat risky: the attempts to create a powerful deterrent might provoke a US military strike; excessive purges of the elite might bring about a conspiracy; economic reforms might unleash social movements. However, given Kim’s precarious situation, he has few alternatives to what he is doing now – and so far his policies have worked well.

Sintesi e traduzione di Lorenzo Salvati

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