“Bisogna aspettarsi di tutto in politica, dove tutto è permesso, fuorché lasciarsi cogliere di sorpresa”. Questa frase sembra cucita su misura per l’abito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ma anche per un abito molto più grande e generale, come quello della politica dei nostri tempi. Un’epoca segnata dalla minaccia degli hacker.

11 luglio. Attacco hacker alla portaerei americana Ronald Reagan. La rivelazione è di FireEye, una società americana di sicurezza informatica. Il giorno prima della sentenza della Corte Arbitrale dell’Aia, che condannerà di fatto l’espansionismo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, alcuni funzionari di governo vengono inondati da mail infette mentre si trovano a bordo della portaerei statunitense. Secondo gli esperti (pur non avendo prove certe) l’attacco proviene dalla Cina, la quale cercava in questo modo di carpire informazioni sulle manovre e sugli spostamenti americani. La notizia verrà riportata solo il 21 ottobre dal Financial Times.

21 ottobre. Attacco hacker sulla costa orientale degli Stati Uniti. Netflix, Twitter, Spotify, Cnn, New York Times, eBay, Visa sono soltanto alcuni dei siti internet che sono rimasti inaccessibili per ore. Dyn, colosso del web hosting (ovvero traduce i nomi in indirizzi IP) statunitense, è stato sovraccaricato da informazioni inutili. Sembra siano stati tre gli attacchi hacker durante la giornata, ma i motivi non sono ancora chiari.

La cyber-guerra fredda. Non c’è dubbio: è un’espressione rischiosa quella che si sta sentendo sempre di più in questi giorni. Come definire però altrimenti il conflitto tra gli Stati Uniti e la Russia di queste ore?

In questa campagna elettorale la Russia non ha certo nascosto di vedere di buon occhio l’elezione di Donald Trump e già da tempo si sono verificati molti cyber-attacchi diretti a destabilizzare le elezioni presidenziali; non è dunque un’eventualità impossibile quella di assistere a un attacco hacker da parte dei russi proprio il giorno del voto. Di conseguenza Obama, tramite il suo vice Joe Biden, ha fatto sapere che hacker del Pentagono sono riusciti a far già breccia nei sistemi di sicurezza del Cremlino e se si dovesse verificare un cyber-attacco diretto contro gli Stati Uniti da parte della Russia nel giorno delle elezioni, Obama risponderebbe con la stessa moneta.

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Le email di Hillary Clinton. Inoltre, tutti ne abbiamo sentito parlare negli ultimi mesi, la campagna elettorale americana si è infervorata in seguito allo scandalo riguardo alle email di Hillary Clinton mentre era Segretario di Stato. Proprio negli ultimi giorni Assange, fondatore di WikiLeaks, rilancia le sue accuse contro il candidato democratico: “La Clinton ha voluto la guerra in Libia. E lo si può vedere chiaramente dalle sue email”.

Lo scandalo emailgate va avanti da mesi con uno scambio di accuse tra l’FBI, rea di perseguire oltremodo la candidata democratica, e Hillary, sulla quale si vuole fugare qualsiasi dubbio. Pare che proprio in queste ore James Comey, numero uno dell’FBI, abbia dichiarato che le conclusioni sulle recenti email siano le stesse del cinque luglio scorso: Hillary Clinton non verrà incriminata.

Etica e governo. Oltre tutti questi casi particolari, si potrebbe tentare di fare un discorso più approfondito riguardo all’hackeraggio. Le stime sulle perdite a causa di questo fenomeno nell’ultimo anno ammontano a circa 315 miliardi di euro e la diffusione della tecnologia in tutto il pianeta fa in modo che sempre più governi, chi più, chi meno, abbiano a che a fare con gli hacker.

Ma un uomo fin dove può arrivare per far valere le proprie ragioni? Che limiti e qual è la libertà che deve considerare un hacker per la diffusione di informazioni segrete? Sono domande a cui è difficile dare una risposta: probabilmente gli hacker da un lato aumentano la preoccupazione dei governi, che temono di essere “scoperti” da un momento all’altro, e dall’altra parte sono semplicemente un incentivo all’onestà.

Si ritorna fondamentalmente al tema della verità: è giusto dirla, ma può essere anche molto pericoloso. Addirittura alcune volte dire la verità può risultare uno sforzo inutile, soprattutto se non c’è nessuno che vuole sentirla.

Simone Stellato