Se è vero che la politica è questione di compromessi e opportunismo, allora Putin non smette di dimostrare di esserne un fine intenditore.

Per un grande attore, gli USA, che dal Medio Oriente si sta progressivamente ritirando, ce n’è infatti un altro, appunto lo “Zar” Vladimir, che espande i suoi tentacoli. A dimostrazione di ciò, lunedì è riuscito nell’impresa di stringere importanti accordi economici con la Turchia, ossia lo stato che in Siria è suo avversario e che solo un anno fa aveva abbattuto un suo jet militare. Insomma, non proprio amici per la pelle.

Eppure, l’operazione è molto importante: Erdogan ha ospitato il suo omologo russo per un meeting in cui discutere di accordi commerciali e alleanze militari. In particolare, è stata confermata la costruzione di TurkStream, un gasdotto che attraverso il Mar Nero unisca la Russia e la Turchia, fungendo sia da fornitore che soddisfi la domanda interna turca, sia da via del gas per l’Europa che tagli fuori la critica Ucraina.

In cambio, Putin ha annunciato che Mosca avrebbe revocato il divieto ad importare alcuni alimenti dalla Turchia, restrizione imposta a seguito proprio dell’incidente dell’anno scorso: in particolare, il Presidente russo ha specificato che si tratta di prodotti agricoli (per lo più agrumi), valutando i benefici in 500 milioni di dollari. Inoltre, si è parlato anche del progetto della centrale nucleare di Akkuyu, per la cui implementazione la Russia sta investendo nella formazione di oltre 200 studenti turchi. Insomma, si va verso una normalizzazione dei rapporti, quasi paradossale vista la radicale differenza sul teatro siriano.

Ed è proprio questa la notizia più importante, che spesso sfugge: in politica internazionale non ci sono posizioni fisse e statiche, ma opportunità da cogliere, finestre che si aprono e nelle quali infilarsi cogliendo l’attimo. Infatti, in seguito al golpe e contro-golpe turco, la (de facto) dittatura di Erdogan ha dato uno strattone al rapporto con l’Occidente: sia con l’Unione Europea, che ha congelato le trattative per far entrare la Turchia nel consesso europeo, sia con la NATO, tanto che addirittura Erdogan aveva minacciato di cingere d’assedio una base statunitense.

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Putin ha colto l’attimo, sapendo accantonare le divergenze siriane per dare seguito allo strattone e flirtare con un paese che formalmente giace nell’alveo occidentale.

E proprio lo scenario siriano potrebbe permettere a Putin di raggiungere, tramite l’aiuto turco, lo scettro di dominus politico dell’area. Come ha fatto intendere nella conferenza stampa post-meeting, vuole sfruttare questa partnership per oltrepassare gli USA, che si oppongono alle sue proposte in merito: “Condividiamo l’opinione che debba essere fatto di tutto per portare ad Aleppo gli aiuti umanitari. Il problema è garantirne la sicurezza. Ho informato il nostro partner turco che abbiamo proposto ai colleghi americani di fare tutto quanto in nostro potere per ritirare le truppe siriane e le forze di opposizione da Castello Road, che può e deve essere usata per consegnare gli aiuti ad Aleppo, e perciò le provocazioni – tra cui gli strike sui convogli umanitari – non avverranno più. I nostri partner americani hanno però rifiutato di farlo. Sono impossibilitati o nolenti a farlo, per qualche ragione”. Il successivo endorsement (condiviso) a De Mistura chiude il cerchio.

Certo, c’è anche la contro-narrativa, che parla di un veto russo in Consiglio di Sicurezza ONU alla proposta di risoluzione francese di imporre il cessate il fuoco, segno del fatto che la volontà russa di arrivare ad un accordo non può prescindere dalla soddisfazione delle proprie aspirazioni.

Del resto, diceva Mandela, “il compromesso è l’arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici”: Putin sembra averlo bene in mente, e la controparte? Il tentennamento di Hollande a riceverlo a Parigi, lascia dei dubbi a riguardo.

Giovanni Gazzoli

Aggiornamento: il Presidente russo Putin ha effettivamente annunciato la cancellazione del viaggio a Parigi a seguito delle dichiarazioni di Hollande. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha dichiarato: “Il Presidente Putin ha affermato che è pronto a recarsi a Parigi qualora il Presidente Hollande si trovi a proprio agio con ciò. Pertanto, aspetterà fino all’avvento di tale rassicurante momento”.