Il Foglio | 10 Ottobre 2016

La guerra del petrolio sembra ormai in una fase di tregua grazie all’accordo tra Mosca e Riad sul taglio della produzione. Il mercato dei combustibili fossili rappresenta una grande opportunità per due paesi quali la Russia e l’Arabia Saudita, attualmente in grave crisi economica.

Lunedì il benchmark del mercato ha toccato i massimi dal 2015, a 53,45 dollari al barile, dopo che il presidente russo Vladimir Putin si è detto pronto a congelare o tagliare la produzione in linea con quanto deciso dall’Opec ad Algeri. L’accordo di Algeri dovrà passare l’esame degli altri grandi produttori che non fanno parte del Cartello, in particolare gli Stati Uniti.

Il mercato deve fare i conti con l’Iran, che non sembra intenzionato a tagliare la produzione. Mosca potrebbe quindi rivelarsi l’intermediario ideale tra Teheran e i sauditi, approfittando anche di un allontanamento tra Washington e Riad che pare destinato ad allargarsi.

Sintesi di Giada Martemucci

Articolo originale: Perché la strategia di Putin sul petrolio passa per la pace con Riad