David E. Sanger | The New York Times | 29 Settembre 2016

Una escalation di attacchi aerei in Siria; attacchi informatici sofisticati, apparentemente allo scopo di influenzare le elezioni americane; nuove prove di complicità riguardo l’abbattimento di un aereo civile. Il comportamento della Russia nelle ultime settimane ha echi di alcuni dei momenti più brutti della guerra fredda, un periodo di battaglie per procura concluso nel 1991 con il crollo dell’Unione Sovietica. Il presidente Obama, reduce da un incontro con il presidente Vladimir Putin questo mese, ha chiesto se il leader russo viva con una “costante tendenza al conflitto a basso grado”. Il suo riferimento era rivolto all’Ucraina, ma avrebbe potuto essere rivolto a qualsiasi arena in cui Putin ha mostrato il suo nuovo ruolo di grande distruttore di piani americani in tutto il mondo.

“Mi sembra che abbiamo la risposta di Putin”, ha dichiarato Richard Haass, presidente del Council on Foreign Relations e autore del libro “Un mondo nel caos”. “È risolta in senso affermativo. Il conflitto di basso grado è la sua costante. E la domanda è come, direttamente o indirettamente, introduciamo i costi”. Nessuno di questi conflitti ha, infatti, un costo elevato per Putin. Il cyberpower, in particolare, sembra fatto su misura per un paese che si trovi nelle circostanze in cui si trova la Russia ora.

Il problema più grande nel confronto con i funzionari dell’intelligence americana, però, è se il presidente russo abbia o meno  uno schema. Finora, la loro conclusione è che le mosse di Putin siano in gran parte tattica, destinata a sostenere la sua immagine internazionale, in un momento di tensione interna. Da un anno, la Casa Bianca ha sostenuto che questi scontri crescenti non costituiscano una nuova guerra fredda. Non c’è una lotta ideologica in corso. Nessuno brandisce le armi nucleari. La Siria è un disastro umanitario di portata inimmaginabile, ma non è una minaccia strategica fondamentale per gli interessi americani. L’accordo in Ucraina è sospeso: la Russia convenientemente ignora molti degli impegni firmati e ha negato il coinvolgimento nell’abbattimento due anni fa di un jet Malaysia Airlines che uccise 298 persone.

Le attività di intelligence sono state così concentrate negli ultimi 15 anni sul contro-terrorismo che gli obiettivi tradizionali hanno perso di interesse. Forse ci sono stati alcuni errori di valutazione. Era più di un anno fa quando il signor Obama disse che la Russia si trovava in un “pantano” in Siria; si può ancora dire, ma finora la guerra aerea di Putin ha dichiaratamente appoggiato Assad, anche se ad un costo umano terribile, come dimostra la situazione nella città di Aleppo – diventata “baratro spietato di una catastrofe umanitaria”.

Finora, però, Putin ha mostrato una certa cautela. Mentre  ha cercato di intimidire i paesi della NATO con sorvoli di bombardieri, sottomarini nucleari e le esercitazioni militari vicino ai confini di Estonia e Lettonia, è stato attento a rimanere dalla sua parte dei confini.

“Queste sono cose che si verificano in zone grigie con tattiche da zona grigia”, ha detto Robert Kagan, storico presso la Brookings Institution che ha scritto sul ritorno del conflitto geopolitico. La domanda che gli Stati Uniti dovranno affrontare, ha aggiunto, è: “Siamo disposti anche noi a operare nella zona grigia?”.

Sintesi e traduzione di Giada Martemucci