8062644447_f5691efaa3_oVladimir Putin conquista la maggioranza assoluta in Parlamento. Questo è stato il verdetto delle elezioni parlamentari di domenica scorsa. “Russia Unita”, il partito del presidente russo, ha raccolto il 54,21% dei suffragi, ottenendo una maggioranza schiacciante di
343 seggi su 450 nella Duma (Camera bassa del parlamento). Molti analisti hanno cercato di spiegare il trionfo di Putin soffermandosi sull’evidente astensionismo, che avrebbe condizionato il risultato elettorale, favorendo in questo modo il suo partito. I dati sono certamente impietosi e testimoniano una percentuale di votanti piuttosto bassa: hanno infatti votato solo il 47% degli elettori. Tuttavia la poca affluenza alle urne non può essere l’unica spiegazione di una tale investitura plebiscitaria a favore di Putin, perché fornirebbe un quadro e una diagnosi sullo stato attuale dell’opinione pubblica russa davvero superficiale.
In Occidente – provando a scrollarci di dosso la superbia che in alcuni casi ci contraddistingue – si tenta di analizzare il successo di Putin in maniera più obiettiva e analitica. Il “New York Times” infatti, per commentare le elezioni in Russia, ha cercato di approfondire le radici ideali del nuovo progetto imperialista putiniano, dopo le sempre più frequenti frizioni diplomatiche e geopolitiche con la Nato. Putin sta cavalcando il vecchio e mai del tutto spento sentimento antiamericano, di nuovo vivo nella stragrande maggioranza della popolazione.

Ma chi è l’autore di riferimento di questa svolta? Sconosciuto ai più, il filosofo politico Ivan Ilyin è diventato dal 2005 in poi il padre nobile di Vladimir Putin. Ilyin, filosofo che pagò con l’esilio in Germania la sua opposizione al regime comunista negli anni ’20, salutò con grande entusiasmo l’arrivo del Terzo Reich con queste parole: ‘’Il patriottismo, la fede nell’identità del popolo tedesco, il fatto di essere pronti al sacrificio di sé. […] Basta vedere la fede nei loro volti per chiedersi: c’è un popolo che rifiuterebbe di creare per sé un movimento di questa dimensione e di questo spirito?”. iljin02

Ilyin è quindi il filosofo politico di un nuovo Putin? Nel 2015 Michel Eltchaninoff, giornalista e filosofo francese, ha dato alle stampe il volume “Nella testa di Vladimir Putin”, che insiste sul rapporto tra il filosofo politico Ilyin e la nuova visione politica e geostrategica del premier russo.

Sempre Ilyin profetizzava nelle sue opere che con la caduta del comunismo si sarebbe dovuta costruire una nuova idea russa, religiosa e spirituale. E sottolineava il pericolo di un’aggressione dall’esterno, confidando tuttavia nell’arrivo di una “Guida” in grado di dirigere il paese e di salvarlo dalle potenze occidentali. Proprio qui si incontrano le suggestioni di Ilyin con il modello putiniano: una dittatura nazionale che si farà carico del compito epocale di sfidare e combattere le democrazie occidentali con il loro ipocrita sistema liberale. Forse la Russia ha definitivamente scelto la propria “Guida”.

Gian Marco Sperelli