Ricordare oggi l’anniversario della morte di De Gasperi assume una valenza del tutto particolare a settant’anni dalla fondazione della Repubblica italiana.
Lo statista trentino visse solamente i primi otto anni della nostra storia repubblicana, ma si può ben dire che la pace e il benessere dei quali ancora oggi godiamo dopo molte decadi sono il frutto prezioso di una semina che lui fece proprio in quegli anni.

De Gasperi seppe interpretare al meglio il nuovo paradigma repubblicano, incardinando la grammatica istituzionale e la dialettica politica nell’alveo sicuro della democrazia parlamentare. Ciò permise che nessuna delle parti in gioco potesse sentirsi tagliata fuori dal processo democratico e fece maturare anche nel popolo quel necessario coinvolgimento senza il quale una democrazia non potrebbe definirsi tale.

Oggi siamo a un nuovo tornante della nostra vita repubblicana. L’Italia ha davanti sfide che chiedono uno sforzo comune pari a quello espresso nel secondo dopo guerra. L’inverno demografico e la dissolvenza dei corpi intermedi, la lotta al terrorismo e la pressione dei flussi migratori, la crisi economica e l’involuzione del processo di unificazione europea, la compressione dello Stato sociale, rappresentano problemi che paiono insormontabili e spesso – per la loro natura che travalica la dimensione nazionale – fuori dalla nostra portata di soluzione. Ma De Gasperi ci ha insegnato che la speranza non è l’illusione di qualcosa che non c’è ma la certezza di qualcosa che è possibile, affidandosi al buon senso e alla Provvidenza.
Pertanto, di fronte a una fase così delicata per l’Italia e l’Europa, di fronte alla congiuntura economica segnata da una crescita ancora troppo flebile e soggetta a possibili improvvisi rovesci e insidiati dal consolidamento di forze politiche antisistemiche e demagogiche, a focolai di guerra non lontani dai nostri confini, la risposta delle istituzioni deve essere all’altezza di tali sfide, pena la rottura, che sarebbe esiziale, di quel legame con il popolo senza il quale nessuna democrazia, e quindi convivenza civile, può restare pacifica e generare benessere. In fondo De Gasperi ci ha lasciato proprio questo, un popolo.
Tramite la sapiente costruzione della nostra architettura democratica, la profonda azione riformatrice e l’ambizioso sogno di una Europa unita, ha saputo plasmare l’identità di un popolo per renderlo protagonista nella storia.
Le forze politiche responsabili sono chiamate oggi a riallacciare questo rapporto con il popolo per poterlo guidare fuori dalle secche nelle quali ci troviamo. Perché è proprio la forza del popolo a poterci risollevare. Per tale motivo De Gasperi facilitò in ogni modo la capacità generativa del popolo, sollecitandone le risorse migliori e valorizzando le molteplici sensibilità che lo caratterizzavano per la ricostruzione materiale e democratica del paese.

La sua era una visione alta arricchita dai valori della tradizione cristiana, mai vissuta in modo confessionale ma sempre tradotta in una piena laicità, affinché tutti, anche i non credenti, potessero riconoscersi in essa. È così che De Gasperi divenne padre della patria italiana e europea e oggi la comunità nazionale e internazionale giustamente lo celebra.

Angelino Alfano