Colpire una chiesa per colpire l’Occidente. I terroristi islamisti hanno capito (e risolto) questa equazione. Quelli che sembrano averla intesa meno sono gli stessi occidentali, frastornati dai bisogni contingenti del momento che non solo dimenticano le proprie radici, ma non riconoscono neppure la propria identità di occidentali.

Ed è su questo campo che i terroristi islamici possono fare più danni, non solo uccidendo un parroco, ma attaccando un mondo avanzato, forte nelle sue innovazioni e nelle sue libertà, ma debole e timoroso nella propria identità. Una prateria sterminata da colonizzare, da intimorire a colpi di pistole, pugnali e video, dove chi vi abita da generazioni ha abbandonato la pretesa di esprimere una cultura forte, capace di dare risposte comunitarie ma ha deciso di incassare, con inerzia, i colpi di un fondamentalismo che non punta a vincere la partita con lo sterminio, ma con la paura.

E ci sta riuscendo.

Ma quale può essere la risposta da mettere in campo, rispetto a questa minoranza di diffusori di odio, che tengono in ostaggio la tranquillità del mondo?

Per prima cosa capire che sono i malesseri sociali che stanno producendo la propagazione dei sentimenti di radicalizzazione. È ormai chiaro che l’ISIS punta a destabilizzare il nostro mondo principalmente tramutando i problemi di una difficile integrazione di migranti di prima e seconda generazione in Europa, in opportunità per raggiungere il promesso Paradiso. Occorre quindi non lasciare che questa corruzione delle menti possa realizzarsi, dapprima monitorando le periferie delle città che, soprattutto nei paesi ad alto tasso di immigrazione, stanno tramutandosi sempre più in ghetti, incentivando l’integrazione attraverso l’apertura durante tutto il giorno di scuole, di costruzione di nuove biblioteche e luoghi di incontro e scambio, di attività sociali che tengano impegnati e coinvolgano tutti i “nuovi cittadini”.

Poi occorre rafforzare una propria identità (nazionale, europea e occidentale), ponendo una barriera a chi non riconosca i fondamenti valoriali come l’uguaglianza di diritti tra uomo e donna, verso coloro che non rinunciano all’uso della forza e della violenza per regolare le proprie dispute, nei confronti di chi si dimostra intollerante verso le leggi e i culti differenti rispetto ai propri.

È solo grazie a una ricetta che punti, nel nostro Occidente, ad una effettiva integrazione di migranti e cittadini di prima e seconda generazione assieme al rafforzamento della nostra identità che il radicalismo alle porte delle (o dentro le) nostre case potrà essere sconfitto. Altrimenti dovremmo abituarci a vivere nel regime del terrore, dove la principale vittoria dei terroristi – come ricorda lo studioso Adriano Frinchi – non sarà quella di sgozzare un prete, ma quella di trovare una chiesa con solo due fedeli in preghiera.

Virgilio Falco