Tra gli strumenti di cui la NATO dispone per raggiungere i propri obiettivi merita speciale menzione il programma di cooperazione Rose-Roth. Fondato nel 1990 dall’allora Presidente della Assemblea parlamentare NATO Charlie Rose e dal Senatore Bill Roth, in origine aveva l’obiettivo di assistere i paesi partner dell’area sovietica nei processi di transizione democratica e nelle riforme economico/politiche necessarie dopo la caduta del Muro di Berlino ed il diradarsi della cortina di ferro.

Successivamente mirato principalmente all’area dei Balcani e sud-caucasica, oggi il programma include molti paesi dell’area non-Nato con il fine di condividere informazioni, buone pratiche e soprattutto per promuovere il principio del ”controllo democratico delle forze armate” provvedendo così allo sviluppo di politiche militari sostenibili. In questi paesi, a tal fine, ogni 2 o 3 anni vengono organizzati dei seminari aventi come tema le maggiori problematiche di sicurezza locale e le varie istanze regionali, in collaborazione con i parlamenti nazionali e con degli esperti indipendenti.

Fin dalla sua nascita il programma è stato fortemente finanziato dalla US AID, dal Geneva Centre for the Democratic Control of the Armed Forces (DCAF), dalla NATO, e da vari Stati.

Il 15 giugno scorso a Kiev si è tenuto il 92° seminario Rose-Roth tra l’Assemblea Parlamentare della NATO ed il Consiglio ucraino, svoltosi sotto le crescenti spinte Atlantiche di integrità territoriale dell’Ucraina e diretto verso un nuovo ed auspicato assetto geopolitico ad est dell’Europa: gli strascichi della Guerra del Donbass infatti sono ancora troppo evidenti. Le forze politiche locali infatti, tuttora profondamente separate, non sono riuscite a superare la strutturale dipendenza dalle industrie russe a causa dell’incapacità di fare le riforme necessarie a stabilizzare il paese: l’aumento del prezzo di mercato del Gas fino a picchi dell’80%, a fronte di un aumento salariale del 5%, ne è stato solo l’ultimo esempio.

NATO_Parliamentary_Assembly_logoUlteriore motivo di tensione regionale è la politica estera aggressiva attuata da Putin che, incurante degli avvertimenti del segretario generale della NATO Stoltenberg, continua a sostenere i ribelli in vari modi e a rafforzare la presenza militare in Crimea, annessa illegittimamente alla Federazione russa nel 2014, ove ha sede la flotta navale sul Mar Nero di Mosca.

In questo contesto le parti, decise ad aumentare la cooperazione nell’attuazione dei programmi di riforma – la cui relativa sessione è stata presieduta dal Vice-Presidente dell’Assemblea atlantica Paolo Alli – hanno firmato un nuovo importante accordo avente ad oggetto le forniture militari e la loro manutenzione ”con lo scopo di diversificare le fonti per il supporto logistico delle forze armate ucraine” e quindi ”annullarne la dipendenza dall’industria militare russa” come dichiarato nel comunicato ufficiale diffuso della rappresentanza di Kiev nella NATO a seguito dell’incontro.

Nonostante voci americane ed europee contrarie ad una prossima espansione delle forze atlantiche, preoccupate per una eventuale escalation regionale a causa dell’impossibilità di pervenire ad un accordo unanime con la Russia, il sostegno all’Ucraina da parte dell’alleanza guidata da Stoltenberg non sembra essere in discussione ma, anzi, sembra progressivamente aumentare. In questo senso corre anche l’ipotesi, sempre più concreta, di una partecipazione delle forze armate ucraine nella flotta atlantica nel Mar Nero, centro geo-strategico che sta acquisendo con il passare del tempo sempre più importanza nello scacchiere internazionale.

Su questo e su molti altri temi grande importanza avrà il prossimo Summit NATO a Varsavia, previsto per l’8 ed il 9 luglio prossimi, che avrà proprio ad oggetto la presenza militare nel centro-est dell’Europa e le risposte atlantiche alle spinte egemoni ormai quasi ”neo-zaristiche” della federazione russa.

Summit che, svolgendosi in questo clima di nuova ”Guerra Fredda”, avrà certamente la necessità di mantenere soddisfatte le istanze di sicurezza provenienti dai paesi della ”Nuova Europa”, più esposti rispetto ad altri alle minacce del Cremlino, ma che verosimilmente non potrà produrre rilevanti novità soprattutto a causa dalla pendenza delle elezioni americane, oltre che per gli interessi particolari dei paesi europei appartenenti all’Alleanza, ancora fin troppo contrastanti.

Valerio Gentili