
Di Santiago Fornasir
Il 27 maggio, le sale della Fondazione De Gasperi hanno ospitato la presentazione del volume “L’Alleanza latina. De Gasperi e l’Argentina 1944-1949” di Gemma Pizzoni. Nel corso del dibattito, animato da autorevoli figure del mondo accademico e diplomatico, è emerso con forza come la ricerca storica dell’autrice offra preziose chiavi di lettura per decifrare un presente globale in rapida evoluzione. Il libro porta infatti alla luce le cause profonde e le complesse dinamiche che spinsero lo statista democristiano ad avvicinare l’Italia all’Argentina subito dopo la caduta del regime fascista. In quell’Italia sconfitta, moralmente distrutta e diplomaticamente isolata, De Gasperi intuì con straordinaria preveggenza il potenziale geopolitico del legame storico con Buenos Aires, utilizzandolo come una vera e propria leva strategica per il reinserimento del Paese nel consesso internazionale.
A distanza di ottant’anni, lo scenario contemporaneo mostra un sorprendente parallelismo geopolitico teso tra l’azione pionieristica di Alcide De Gasperi e l’attuale agenda estera guidata da Giorgia Meloni. Entrambi i leader, pur muovendosi in epoche distanti e secondo coordinate ideologiche diverse, hanno identificato nel canale transatlantico con l’Argentina un vettore fondamentale per la proiezione internazionale dell’Italia. Nonostante le nette divergenze ideologiche che separavano la Democrazia Cristiana dal nascente peronismo, De Gasperi comprese l’incredibile soft power che l’Italia poteva esercitare in America Latina. Questa intuizione pragmatica permise a una nazione stremata dal conflitto di ricevere aiuti alimentari cruciali e un sostegno politico determinante, che avrebbe progressivamente condotto alla riammissione dello Stivale nella comunità internazionale.
Oggi, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si muove su un binario analogo, cogliendo la portata di un radicale mutamento di paradigma nel continente sudamericano. Il progressivo arretramento della leadership della sinistra latinoamericana ha aperto lo spazio a una nuova configurazione diplomatica che recupera l’intuizione degasperiana dell’alleanza latina, aggiornandola tuttavia in una chiave dottrinale più attuale. Se l’alleanza di De Gasperi poggiava sui pilastri tradizionali del diritto romano e della fede cattolica intesi come modelli di civiltà condivisa, l’asse contemporaneo reinterpreta questi elementi alla luce delle urgenze odierne: la cristianità viene recuperata principalmente come fattore identitario dei due popoli, mentre il diritto viene richiamato in un’ottica più strettamente securitaria.
La vera e strutturale novità risiede nel valore attribuito al concetto di Occidente. Nel dopoguerra, l’adesione dell’Italia al Trattato di Washington del 1949 e l’inserimento nell’Alleanza Atlantica avevano finito per marginalizzare l’asse con l’America Latina a favore del neonato blocco USA-Europa. Oggi, al contrario, la nuova alleanza coniuga perfettamente l’atlantismo con la latinità, offrendo una postura solida di fronte alle sfide globali e ai tentativi di espansione di blocchi alternativi come i BRICS.
In questo quadro di rinnovato attivismo transatlantico, un ruolo cruciale e operativo è svolto dall’IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana). Nata nel 1966 per impulso di Amintore Fanfani proprio per istituzionalizzare la cooperazione multilaterale, l’IILA ha storicamente attraversato le alterne fortune della diplomazia italiana nella regione. Già negli anni Sessanta la DC aveva ripreso un forte interesse nell’area, come dimostrato dall’istituzione, nel 1961, dell’Unione Democratica Cristiana Mondiale, concepita come polo ideologico alternativo al socialismo e al liberalismo. Quel progetto aveva permesso di stabilire solidi rapporti con i democristiani cileni e venezuelani, ma con l’inizio della tragica stagione dei colpi di Stato militari degli anni ’70 il disegno perse centralità.
A quel punto, le relazioni tra Italia e America Latina furono a lungo monopolizzate dalle forze della sinistra progressista, accomunate dai valori della giustizia sociale, dell’assistenzialismo economico e pervase da un profondo spirito antistatunitense. I recenti stravolgimenti politici nella regione, però, hanno riportato in luce il dialogo intercontinentale basato sui principi originari dell’alleanza latina, trovando una delle sue massime espressioni nell’alleanza tra Meloni e Milei.
L’IILA si attesta oggi come lo strumento cardine per l’esecuzione di questa strategia. Il Piano d’Azione 2025-2030, firmato dal governo Meloni per blindare un partenariato strategico quinquennale e multisettoriale con l’Argentina, richiama più volte la necessità di coinvolgere questa peculiare organizzazione internazionale per il raggiungimento dei propri obiettivi. Il piano mira a intensificare la cooperazione economica e commerciale, un traguardo fondamentale sia per l’approvvigionamento italiano di materie prime critiche, sia per offrire canali sicuri di investimento alle nostre imprese all’estero. In questo contesto, la rete di esperti in cooperazione internazionale dell’IILA si rivela una risorsa preziosa e insostituibile, configurandosi come lo strumento ideale per tradurre le linee programmatiche dei rispettivi governi in progetti concreti e risultati tangibili sul campo.
Ottant’anni dopo le prime intuizioni di De Gasperi, l’alleanza latina smette di essere un vecchio ricordo e torna a essere per Roma un concreto pilastro di proiezione geopolitica, confermando l’Argentina come un partner privilegiato nella politica estera italiana.
