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23 Maggio 2017

LA TELEFONATA DEL DISGELO

La telefonata del disgelo – È la prima volta dall’attacco missilistico degli Stati Uniti alla base siriana di Al Shayrat: Trump e Putin si sentono telefonicamente. Al centro del colloquio la Siria e la Corea del Nord ma, soprattutto, i due hanno gettato le basi per un prossimo incontro. Il primo faccia a faccia potrebbe svolgersi all’inizio di luglio ad Amburgo in occasione del G20, anche se alcuni sostengono che potrebbe svolgersi già tra il 25 e il 27 maggio durante la prossima visita di Trump in Europa, in occasione del vertice NATO a Bruxelles e del G7 di Taormina.

Le prime impressioni sul colloquio – La Casa Bianca ha fatto sapere che tra i due leader di Washington e Mosca c’è stata una convergenza di vedute sulla lotta al terrorismo e sul consolidamento del cessate il fuoco in Siria, nella quale il conflitto va avanti da troppo tempo secondo entrambi.

Dall’altro lato il Cremlino tramite la Itar-Tass, l’agenzia di stampa ufficiale russa, ha fatto sapere che dal colloquio telefonico è emersa la necessità di un coordinamento tra il Ministro degli Esteri russo e il Segretario di Stato americano per un cessate il fuoco che sia sostenibile e controllato in Siria.

Corea del Nord e Siria: i temi della telefonata – È chiaro per tutti che il disgelo russo-statunitense debba necessariamente passare per Il Medio Oriente.

Se riguardo alla crisi nord-coreana Putin ha invitato Trump a mostrare moderazione nei confronti del regime missilistico di Pyongyang, riguardo invece alla Siria sembra essere stato fatto un piccolo passo in avanti. C’è infatti la regia di Putin e Trump dietro l’intesa a cui sono giunti il leader russo ed il Presidente turco Erdogan.

Il piano consiste nella creazione di quattro zone sicure in Siria: nella provincia nord-occidentale di Idlib, nella provincia occidentale di Homs, nella zona di East Goutha nei pressi di Damasco e infine nella regione meridionale del Golan al confine con la Giordania.

In queste quattro aree verrebbero assicurati, oltre al divieto di volo e al rispetto della tregua, gli aiuti umanitari alle popolazioni locali e il rientro dei primi profughi fuggiti all’estero.

Le condizioni e gli ostacoli per le quattro zone sicure – Il rispetto dell’accordo verrebbe garantito probabilmente da una formazione mista: truppe statunitensi, russe, turche e iraniane costituirebbero i cosiddetti “peacekeepers” e vigilerebbero sulle quattro macro-aree. Oltre alla problematica che riguarda la provenienza dei peacekeepers c’è da sciogliere un altro nodo.

I curdi, infatti, rivendicherebbero un ruolo nello scenario che si verrebbe a creare in una Siria così frammentata ma l’accordo non sarebbe certo facilmente raggiungibile, dato il cattivo sangue che corre tra di loro e i turchi. E se fino ad ora è stato possibile evitare uno scontro aperto e diretto tra l’esercito curdo e le milizie curde, ciò è avvenuto soprattutto grazie all’intercessione statunitense. Questa è certamente una delle ragioni per cui Putin ha dichiarato molto spesso, anche recentemente, che la risoluzione della crisi siriana è impossibile senza una mediazione statunitense.

Un’altra telefonata di distensione – Il disgelo tra Russia e Stati Uniti è testimoniato anche da un’ulteriore telefonata, quella tra Valeri Gherasimov e Joseph Dunford, rispettivamente Capo di Stato Maggiore russo e americano. Entrambi hanno ribadito la disponibilità a ripristinare la linea diretta per evitare gli incidenti nello spazio aereo siriano.

La linea era stata sospesa in seguito all’attacco missilistico statunitense contro la base siriana di Al Shayrat, da dove Washington sospetta che siano decollati gli aerei che hanno causato il massacro di Khan Sheikhun con il presunto uso di armi chimiche, negato da Damasco e Mosca.

Reazioni e aspettative – Una delle note positive dell’elezione di Trump sembrava essere la probabile fine delle tensioni con la Russia. Si può dire però che in questi primi 100 giorni di presidenza la politica estera di Trump si sia dimostrata piuttosto turbolenta. Il tycoon, sentendosi probabilmente poco apprezzato riguardo alle iniziative prese in politica interna, criticato a più riprese dalla stampa e bloccato su più fronti, ha reagito con forza alla crisi nordcoreana e a quella siriana. Chissà, forse proprio a partire da questa telefonata le aspettative su una riconciliazione tra Stati Uniti e Russia non verranno più deluse.

Simone Stellato


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