Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo stanziamento in legge di bilancio per l’assegno unico e universale previsto dal Family Act.

di Francesco De Santis

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La famiglia è ormai vittima di una delle più gravi crisi economiche vissute dal sistema capitalistico (non solo in Europa) nel secondo dopoguerra. Il comportamento “dell’attore famiglia” risente, al giorno d’oggi, dell’influenza di diversi fattoritra cui, sicuramente, quello economico. Il nesso fra economia e famiglia, d’altronde, si rinviene già nel corpo della parola economia, unione di “òikos”, che significa casa, e “nomos”, che sta a significare la parola legge.

Si può affermare, difatti, che già all’interno del nucleo familiare vengono a sussistere determinati “fattori economici”, fondamentali per la vita in comunione. Basti pensare non solamente al ruolo giocato dal risparmio ma anche dal ruolo giocato dalla produzione e dal guadagno, oltre alla formazione vera e propria del bambino nella tabella dei “valori” da portare avanti nel corso della propria esistenza. In questo anche la perdita di influenza del Cristianesimo sulla nostra cultura e sulla nostra civiltà, come ricordato da Benedetto XVI nel suo “Caritas in veritate”, ci ricorda come i difetti dei mercati spersonalizzati hanno riunificato il mondo intero in un villaggio globale senza renderci davvero fratelli.

La salvaguardia della famiglia ha assunto, con il trascorrere del tempo, un’importanza assai elevata nel dibattito pubblico e nei tavoli di concertazione fra i diversi attori presenti sulla scena socio-politica-economia.

Famiglia che, però, non può essere analizzatacome un soggetto dalla mera razionalità “economicista”. Difatti, il ruolo giocato dalla famiglia, basato su un’interpretazione multidimensionale e interdisciplinare, venne già ben interpretato dalle parole di J. Stuart Mill, secondo il quale:

“La formazione morale dell’umanità non avrà ancora sviluppato tutto il suo potenziale, finché non saremo capaci di vivere nella famiglia con le stesse regole morali che governano la comunità politica.”

La famiglia pur rimanendo un soggetto forte è, infatti, un “progetto” che, seppur al centro delle volontà dei singoli individui, si trova, oggi, dinanzi alla necessità di emergere con forza per consentire uno sviluppo maggiormente armonioso dell’intera società. Abbattere le disuguaglianze sociali è un compito che deve essere perseguito e, attraverso l’analisi delle politiche messe in atto, un nuovo paradigma per il concetto di “famiglia” è diventato auspicabile. La riforma dei congedi parentali, ad esempio, se troverà effettiva attuazione, riporterà al centro della discussione un elemento dall’indubbio valore: il ruolo della “madre-lavoratrice”. Come non ricordare, in questo, il bellissimo esempio di Martina Camuffo, assunta a tempo indeterminato “nonostante” incinta? La parità di genere deve essere foriera di nuove possibilità di convivenza, in quanto armonizzare i tempi della vita familiare e della vita lavorativa può incentivare il rientro al lavoro delle donne dopo la maternità e una maggiore serenità per tutti i “protagonisti” del “mondo famiglia”.

Dal punto di vista demografico è interessante notarecome il paragone tra i dati italiani e la media europea sia impietoso. Mentre il tasso di natalità nel nostro paese si attesta all’1.29, nel resto del continente lo stesso indicesi attesta ad un valore pari a 1,59. Questo dato, indicativo senz’altro di un progressivo sviluppo (in senso negativo) della famiglia nel lungo periodo, ha trovato ampia descrizione nel “Family Act”, la misura del Governo Italiano che intende porre un freno non soltanto alla crisi demografica ma anche consentire unprogressivo ripensamento delle abitudini di vita all’interno degli stessi nuclei familiari.Il “Family Act”, che ha trovato approvazione alla Camera il 21/07/2020 e poi lo stanziamento in Legge di Bilancioper l’assegno unico e universale a partire dal 1/07/2021, è una passo in avanti senz’altro importante che va incontro, soprattutto, alle nuove generazioni e a chi, non senza fatica, culla il sogno della famiglia.

Ma in che misura l’intervento del governo si sostanzierà per armonizzare i livelli di benessere e regalare una maggior possibilità di “investire” nella famiglia? Dai 5 punti presenti nel Family ACT (assegno universale calibrato sul reddito per figli under 18; Riforma dei congedi parentali; Sostegno alle spese educative; Incentivi al lavoro femminile; Protagonismo dei giovani under 35) appare chiaro, infatti, come il Ddl, composto da 8 articoli, si pone l’ambizioso obiettivo di intervenire in un ambito, quello della famiglia, che non può più essere tralasciato. Ad ogni modo il “Family Act” andrà valutato all’interno del complesso sistema burocratico italiano. Come, ad esempio, si concilierà con le riforme previdenziali? Inoltre, i singoli decreti attuativi dell’assegno unico e universale si concilieranno con l’equità orizzontale e verticale previste dall’art. 53 della Costituzione? L’assegno sarà progressivo, come sembra, o ci saranno, in corso d’opera, alcune correzioni prendendo spunto da altri paesi Europei in è uguale per tutti?

In questo le somme da stanziare possono giocare un ruolo fondamentale. Difatti, essendo il Family Act finanziato in parte con la soppressione di misure già esistenti (vedi bonus bebè), i fondi del “Recovery Fund” potrebbero liberare risorse e convergere sull’assegno.

È necessariosostenere un cambiamento nella divisione delle responsabilità di cura, mirando a introdurre maggiore uguaglianza di genere nella famiglia, facendo sì che i ruoli familiari non siano più subordinati l’uno all’altro ma siano complementari.

Il futuro della famiglia potrà essere roseo solo se sicomprenderà, fino in fondo, che la famiglia è davvero un “soggetto” multidimensionale, e che per la sua comprensione occorre mettersi dinanzi alla sfida della complessità.