L’Amministrazione americana di Donald Trump verrà ricordata a lungo per il duro “braccio di ferro”, ingaggiato con la Cina di Xi Jinping, per riportare ad una situazione di maggior equilibrio della bilancia commerciale delle due super-potenze. Ma quali sono le reali implicazioni strategiche e geopolitiche nella guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina? Per una breve panoramica sulla questione, la Fondazione De Gasperi ha intervistato Domenico Lombardi, economista e già Senior Fellow presso Brookings Institution.

Qual è l’influenza della Cina nell’economia occidentale?
Oggi l’economia cinese ha un ruolo fondamentale di propulsore dell’intera economia mondiale. Questo ruolo è stato significativo nelle ultime decadi, dove l’economia cinese è cresciuta con tassi a due cifre, arrivando anche alla soglia del 12%.Anche se negli ultimi anni l’economia cinese è scesa in termini di tassi di crescita, l’economia del Dragone continua, tuttavia, a svolgere un ruolo importante nell’alimentare la crescita mondiale, a maggior ragione dal periodo della grande crisi internazionale 2007-2009, rispetto al quale abbiamo visto ridursi l’apporto dell’economie occidentali nel crescita del Pil mondiale.

Quale posizione ha assunto ad oggi l’Unione Europea: spettatrice silenziosa o protagonista in cerca di nuovi impulsi commerciali?
Fino ad oggi l’Europa ha svolto un ruolo importante, ma silenzioso, nel cercare di conquistarsi un accesso quanto più ampio possibile in questo mercato cinese estremamente dinamico. Quello che noi vediamo con la Via della Seta, ma anche con altre iniziative promosse di recente dal Governo di Pechino, è che in qualche modo la Cina sta cercando di cooptare l’Unione Europea in funzione antiamericana. Questo è il motivo per cui la Via della Seta ha creato una serie di frizioni anche a Washington e in alcune importanti capitali europee. Nel prossimo futuro assisteremo a ulteriori iniziative, che mireranno in qualche modo a far sì che l’Unione Europea prenda una posizione più “univoca” sulla questione.

A suo avviso, lo scontro a cui si assiste assume dunque una natura prettamente economica o rileva una natura ideologica?
Va detto che quando si parla di guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, l’opinione pubblica tende ad assimilare questa guerra commerciale con un esito, che è quello del riequilibrio del saldo commerciale bilaterale. Lo scontro tra Washington e Pechino ha, in realtà, una natura molto più strategica, ed è in particolare legata alla recente politica industriale che il Governo cinese ha varato  con il “Programma Cina 2025”. Secondo le Autorità cinesi, entro il  2025 la Cina dovrà raggiungere la propria indipendenza tecnologica in settori come la robotica e l’industria aerospaziale. Si tratta quindi di una Cina che diventerà sempre meno manifatturiera, intensificando ancor di più i propri investimenti statali verso l’industria high-tech. In altri termini, si tratta di minare dalle fondamenta la supremazia economia americana che, appunto, si basa essa stessa sull’egemonia nel campo tecnologico e nel settore delle infrastrutture strategiche.

Ludovica Pietrantonio