Il Justice Against Sponsors of Terrorism Act (JASTA) è legge. I parenti delle vittime dell’11 settembre 2001 sono ora autorizzati a fare causa ai paesi stranieri che ritengono essere direttamente coinvolti negli attentati terroristici sul suolo americano. Ed ecco che poche ore dopo, la vedova Stephanie Ross DeSimone lancia la prima azione legale: l’11 settembre, incinta di sua figlia, perde suo marito Patrick Dunn, comandante della marina militare che si trovava al Pentagono. L’accusa è diretta all’Arabia Saudita, sospettata di aver fornito supporto logistico e sostegno materiale al progetto di Bin Laden.

La prima volta non si scorda mai – La legge è stata definitivamente approvata il 28 settembre dalla maggioranza dei due terzi del Congresso, necessaria per superare il veto del presidente Obama. Ebbene sì: Obama infatti solo cinque giorni prima aveva bloccato la legge. Il Congresso però, per la prima volta in otto anni, ha deciso di opporsi al veto del presidente e questo ha generato non poche polemiche. È il primo veto su dodici della presidenza Obama ad essere respinto. Josh Earnest, il portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato: “È la cosa più imbarazzante che il Congresso abbia fatto negli ultimi decenni”.

8408203919_051464909f_kRischi e conseguenze – Ricordiamo che quindici dei diciannove attentatori dell’11 settembre erano sauditi e questo ha generato da subito forti sospetti riguardo a un coinvolgimento diretto di Riad negli attentati dell’11 settembre. Proprio per questo Obama aveva tentato di impedire in tutti i modi che la legge Jasta fosse approvata: il quadro dei rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita è infatti già molto delicato. Si teme che rapporti diplomatici incrinati già da tempo, siano definitivamente compromessi da un provvedimento così ambiguo. Inoltre secondo Obama la legge esporrebbe maggiormente funzionari americani, diplomatici e aziende a processi fuori dagli Stati Uniti. Infine, l’Arabia Saudita è uno dei maggiori detentori di titoli di Stato americani e, secondo quanto riportato dal New York Times pochi mesi fa, avrebbe utilizzato il ruolo di creditore per far pressione su Washington e minacciare una vendita generalizzata di titoli proprio nel caso in cui fosse stata approvata questa legge.

Vecchi amici – In questo complesso scenario di rapporti fra paesi è intervenuto anche Erdogan, che ha dimostrato ancora una volta come i rapporti tra Ankara e Riad divengano nel tempo sempre più solidi. Il presidente turco ha dichiarato come l’apertura di un procedimento giudiziario contro l’Arabia Saudita sia inopportuna e contro il principio della responsabilità individuale in caso di crimine.

L’umanità e la diplomazia – Si può dire che la legge ha prodotto una vera e propria serie di reazioni a catena, denotando tra l’altro l’atteggiamento americano di forte ambiguità riguardo ai rapporti con l’Arabia Saudita. I sospetti di un coinvolgimento diretto di quest’ultima su quegli attentati che hanno portato alla morte di più di tremila persone sono stati da sempre molto forti ma non ci sono state mai prove sufficienti che lo dimostrassero. Quello che si può dire con certezza è che da una parte si può considerare il lato umano della vicenda, con una moglie che per sete di giustizia fa addirittura qualcosa di così grande e probabilmente fuori dalla sua portata. E dall’altro lato c’è il desiderio di lasciare tutto così com’è, per non turbare nessun rapporto con gli altri paesi, in un silenzio diplomatico che a volte sembra davvero assordante.

Simone Stellato